10 anni dalla morte di Gabriele Basilico: si celebra con una mostra in Piemonte

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A dieci anni dalla scomparsa di Gabriele Basilico (Milano, 1944 – 2013), la città di Alessandria dedica una mostra a una parte significativa del suo lavoro, quella dedicato a Beirut. È un’occasione preziosa che offre la possibilità di vedere, contemporaneamente, parte delle quattro serie di lavori realizzati nella città libanese per altrettante missioni fotografiche.
Ricordo di avere visto per la prima volta le immagini agli inizi degli Anni Novanta al Teatro Sociale di Beirut, che portava ancora i segni delle distruzioni belliche. Una mostra straordinaria di raro afflato poetico, che ha fatto scoprire un fotografo quanto mai legato al vedutismo in pittura.

Gabriele Basilico, Beirut, 1991

GABRIELE BASILICO A BEIRUT. LA MOSTRA

Nel 1991 Basilico, insieme a un gruppo di prestigiosi fotografi internazionali, viene chiamato dalla scrittrice libanese Dominique Eddé, su incarico della Fondazione Hariri, per documentare la parte centrale della città, straziata dalla guerra. Ne nascono delle immagini straordinarie in cui molti scoprono un Basilico nuovo, diverso, partecipe della storia tragica di Beirut.
Dodici anni dopo viene incaricato da Stefano Boeri, in quel momento direttore di Domus, di documentare la ricostruzione della città attraverso delle vedute urbane corrispondenti a quanto documentato nel 1991. Ne nasce una sorta di incrocio, che la mostra alessandrina ci permette di cogliere nella sua forza.
Nel 2008 il fotografo è a Beirut per la presentazione di una mostra e autonomamente continua a documentare la ricostruzione della città.  Un anno dopo, la Fondazione Hariri lancia una seconda missione di documentazione, alla quale Basilico partecipa nel 2011.
La mostra alessandrina è accompagnata da un volume, edito da Contrasto. Il senso della rassegna è la capacità di Basilico di tornare a fotografare lo stesso luogo in tempi diversi riuscendo a offrire letture che tenevano conto anche del suo sviluppo artistico e speculativo.
Scrive lo stesso Basilico: “La pratica del ritornare crea una singolare disposizione sentimentale: come l’attesa per un appuntamento desiderato, un risvegliarsi della memoria per luoghi, oggetti, persone, come se si riaccendesse il motore di una macchina ferma da tempo. Per Beirut è stato anche di più”. Il risultato, come ci conferma la mostra è assai diverso da quello ottenuto in altre città, prima fra tutte la sua amata e ascoltata Milano.

Angela Madesani 

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