40 anni di carriera per il bad boy: Damien Hirst in mostra al MUCA di Monaco

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Celebrare 40 anni di onorata e controversa carriera può sembrar anche una sorta di memento mori, non per forza macabro. Perché se il tempo passa per tutti, la stessa regola fondamentale varrà anche per l’eterno ragazzo terribile che proprio del decadimento della materia di cui siamo fatti ha composto la sua arte? Lo vedremo il prossimo autunno, al MUCA Museo di Arte Urbana e Contemporanea di Monaco, in Germania, dove, dal 26 ottobre 2023, aprirà un’amplissima mostra dedicata a Damien Hirst. La retrospettiva si intitola “The Weight of Things”, il peso delle cose, e non poteva esserci titolo più appropriato per le sue opere, che portano tutta la pesantezza di una manipolazione ossessiva e compulsiva, eppure sembrano richiamare sempre ad altro. Se siano squarci di poesia oppure provocazioni sterili, lo deciderà la storia. Per il momento, Hirst, surfista navigato del sistema, rimane sulla cresta dell’onda, sempre a galla anche nel mare magnum degli NFT, con un progetto da 50 milioni di dollari.

Damien Hirst, Myth Explored, Explained, Exploded, 1993

In esposizione al MUCA di Monaco, installazioni, sculture e dipinti di Damien Hirst, alcuni dei quali mai visti prima, così come altri lavori tratti dalle serie più iconiche, tra cui non potevano mancare le sculture sotto formaldeide di Natural History. E poi gli Spin Paintings, i dipinti rotanti, i Medicine Cabinets, le vetrine da farmacia, i delicatissimi Cherry Blossoms e Butterfly Paintings. E anche alcuni “reperti” tratti da “Treasures from the Wreck of the Unbelievable”, mostra epocale presentata nel 2017 a Venezia, negli spazi della Fondazione Pinault a Palazzo Grassi e Punta della Dogana. Insomma, tanto da vedere, proprio come multiforme è la pratica dell’artista nato nel 1965 a Bristol, appassionato di testi illustrati di patologia – oltre che di fotografie negli obitori – e vincitore del Turner Prize nel 1995.

Damien Hirst, Spring Blossoms Blooming (2019). Triptych, each panel: 108 x 72 inches (274.3 x 182.8 cm). Photographed by Prudence Cuming Associates Ltd. Courtesy Damien Hirst and Science Ltd. All rights reserved, DACS/ArKmage 2023

Ma Hirst faceva notizia anche prima, già da quando, poco dopo aver lasciato la periferia di Leeds e ancora studente al secondo anno del Goldsmiths College di Londra, ideò e curò la storica mostra collettiva “Freeze”, che identificò la nuova ondata di artisti britannici che avrebbero reinventano l’arte contemporanea. In quella occasione, negli spazi dei Dock Offices, ex uffici portuali abbandonati nella zona delle London Docklands, esposero, tra gli altri, Mat Collishaw, Ian Davenport, Gary Hume, Sarah Lucas e Fiona Rae. Hirst aveva 23 anni e aveva lavorato part-time presso una società di ricerche di mercato e presso la galleria Anthony d’Offay. Un mix letale. Hirst sapeva bene come fare e fece di tutto per portare alla mostra alcune delle personalità più in vista del mondo dell’arte, tra cui Sir Nicholas Serota, direttore della Tate, e in particolare il collezionista Charles Saatchi, che rimase favorevolmente colpito dall’esposizione. Il resto, appunto, è storia.

«Damien Hirst è uno degli artisti più influenti al mondo, il suo lavoro ha trasformato il mondo dell’arte contemporanea e acceso l’immaginazione di una generazione. Siamo lieti di accoglierlo a Monaco e di aprire questa importante ed entusiasmante mostra», ha dichiarato Christian Utz, fondatore del MUCA.

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