A Firenze gli studenti IED raccontano la loro idea di “transizione” per Pitti Uomo 104 con una gra

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È un ritorno a Firenze quello dell’artista e Chair of Art and the Environment dell’University of the Arts London Lucy Orta. Annunciata nei mesi scorsi come mentor del percorso creativo che ha portato alla realizzazione dell’installazione Transitions, svelata nel Salone Brunelleschi dell’Istituto degli Innocenti per Pitti Uomo 104, l’autrice che nella sua pratica indaga le interrelazioni tra il corpo individuale e le strutture comunitarie aveva infatti debuttato in città nel 2000, con la prima personale italiana. In quell’anno, come ricordato durante l’inaugurazione dell’opera dall’amministratore delegato di Pitti Immagine Raffaello Napoleone, era stata invitata a partecipare all’edizione invernale della nota fiera maschile fiorentina. Affiancata nella curatela da Cristina Morozzi, Orta aveva presentato un intervento legato al tema dell’abbigliamento-rifugio, incluso nella serie Connector Mobile Village. A oltre vent’anni da quell’esperienza, negli ultimi mesi ha avuto l’opportunità di affiancare otto studenti internazionali di Fashion Design, selezionati fra varie sedi del Gruppo IED, per un’esperienza che attesta la necessità per il settore moda, specie nell’attuale fase di adattamento post-crisi pandemica, di puntare lo sguardo verso territori limitrofi e altri ambiti discioplinari.

IED, Transitions. Courtesy: IED

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Lucy Orta

IED, Transitions. Courtesy: IED

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Transitions, da sinistra Riccardo Balbo direttore accademico Gruppo IED, Lucy Orta, Danilo Venturi Direttoree IED Firenze

OTTO PROGETTI PER UN’INSTALLAZIONE CORALE IN MOSTRA A FIRENZE

Una modalità d’azione, quella di estendere il campo di osservazione oltre i confini della moda, già sperimentata da IED nel recente passato proprio a Firenze. Dapprima con la mostra alla Strozzina Alter Eva. Natura Potere Corpo, poi con l’esposizione Eco-esistenze: forme del naturale e dell’artificiale, che ha introdotto l’arte contemporanea direttamente nei luoghi in cui gli studenti IED si formano ogni giorno, ovvero a due passi dalla Cattedrale di Santa Maria del Fiore. Seguendo questo itinerario, concettuale ed educativo, si arriva quindi all’attività in cui Lucy Orta ha vestito i panni di mentore, accompagnando gli otto selezionati nell’itinerario di ricerca di Transitions. Un progetto che, come spiegato dal Direttore Accademico Gruppo IED Riccardo Balbo, “esprime il movimento, il cambiamento da una condizione all’altra”. Quello ricoperto da Orta non è stato un ruolo semplice, come lei stessa ha raccontato ad Artribune a margine della conferenza stampa: “Gli studenti scelti sono in un momento particolare della loro carriera, vicino alla conclusione, e stanno formando le loro identità come designer. Per cui ho cercato di cambiare il loro modo di pensare verso una modalità più concettuale, artistica. Di sfide ne abbiamo avute, soprattutto all’inizio. Ma spero che il modo con cui gli ho fatto da mentore gli abbia aperto nuove direzioni. Per loro è stata un’occasione per sperimentare, che li ha fatti emergere dalla loro comfort zone, facendogli assumere alcuni rischi. E forse gli farà intraprendere strade che altrimenti non avrebbero percorso”, conclude l’artista che attualmente è in mostra a Londra con un progetto su migrazione e comunità locali.

LE OTTO OPERE DELL’INSTALLAZIONE “TRANSITIONS”

Armonizzate all’interno di un’unica piattaforma espositiva, collocata al centro del Salone Brunelleschi, le otto opere dell’installazione collettiva Transitions rappresentato l’esito di un processo in cui non c’è stato margine per pensieri o visioni “calati dall’alto”. I giovani designer coinvolti – Gaia Invernizzi, IED Milano; Marcos Escobar Aguirre, IED Madrid; Luca Mantovani, Accademia Aldo Galli di Como, Carolina Puiggròs Figueras, IED Barcelona, Michele Serra, IED Cagliari, Riccardo Lerda, IED Torino, Federica Borzì, IED Firenze, Livio Pilla, IED Roma – sono stati lasciati liberi di esplorare territori distinti, di intraprendere direzioni anticonvenzionali, di combinare sollecitazioni legate all’attualità con dimensioni a carattere speculativo. Si va dall’invito a porsi in ascolto delle sonorità proprie di ogni tessuto, proposto dalla performance The Transition of Silence di Luca Mantovani, all’indagine sul destino dell’umanità Di From Flesh to Code, A Dialogue on Transition. In questo caso, Michele Serra si interroga sulla possibile evoluzione fisica degli esseri umani (e sulle sorti dell’abbigliamento, inteso in primis come necessità di coprire il proprio corpo) attraverso la tecnologia e chiamando in causa anche l’intelligenza artificiale. Allo scenario della metamorfosi del fisico umano ci avvicina pure la capsule collection e performance Prodigy di Riccardo Lerda, che dopo aver compiuto una ricerca di tipo anche storico-architettonico in mostra ipotizza la transizione verso un grottesco “uomo-gargoyle”.

“TRANSITIONS”, UN PROGETTO SULLA TRANSIZIONE COME PASSAGGIO INETIVABILE

Con lo zaino Survive, Livio Pilla ci riconduce prepotentemente alla crisi ambientale, prefigurando uno scenario in cui la condizione prevalente sarà quella di rifugiati climatici. Ne consegue la necessità di disporre di tutte le risorse indispensabili alla nostra nomadica sopravvivenza quotidiana in un unico accessorio. Le epocali trasformazioni in atto si riflettono nell’installazione Body of Transformations, Transformations of Body sviluppata da Federica Borzì, inclusa in una riflessione sugli indumenti, e sulla loro relazione con i corpi che li indossano, che si apre all’adozione di materiali di scarto o riciclati. Nella capsule collection esposta in Fluvoxamina, Gaia Invernizzi testimonia quanto la presenza di un difetto (avvertito individualmente, conclamato, inesistente) possa incidere nella percezione di se stessi, finendo per rappresentare il punto d’avvio per l’impiego di un medesimo capo in modalità differenti, così da renderlo un veicolo di accettazione. Infine entrambi i progetti messi a punto dai due studenti spagnoli coinvolti, ovvero Marcos Escobar Aguirre autore degli outfit e del video Jano Bikoitza e Carolina Puiggròs Figueras, cui si deve la capsule collection di capi tecnici trasformativi e legati ai colori denominata Dizygoth, affrontano la peculiari condizione dei gemelli e, per estensione, l’archetipica questione del proprio “doppio”.

Valentina Silvestrini