A Roma c’è una grande mostra su Picasso che “per legge” nessuno può recensire

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Anche la Galleria Nazionale di Roma si è aggiunta al novero di istituzioni che celebrano il 50esimo anniversario della morte di Pablo Picasso (Malaga, 1881 – Mougins, 1973) con una grande mostra aperta fino al prossimo 5 novembre.
A 70 anni dalla retrospettiva qui ospitata nel 1953, l’esposizione Picasso metamorfico curata da Fernando Castro Flórez espone una selezione di 300 opere tra disegni e incisioni eccezionalmente prestati dal Museo Casa Natal Picasso di Malaga. Che ci piacerebbe mostrarvi in quantità, se solo la Società Italiana degli Autori ed Editori, la famosa SIAE, non fosse così rigida in materia di copyright da rendere quasi impossibile la trasmissione delle immagini, se non previa autorizzazione e relativo pagamento dei diritti. Le richieste dell’istituzione di Malaga, attraverso la SIAE italiana, sono così restrittive e insostenibile per un piccolo, un medio, ma anche un grande editore da far passare la voglia. Da far rinunciare all’uscita della recensione. Ma se diventa di fatto “vietato” pubblicare immagini delle opere, almeno si potranno pubblicare immagini panoramiche della mostra? Neppure. Anche le immagini dell’allestimento sono incomplete al punto che le opere al loro interno sono volutamente irriconoscibili: non resta che usare quelle d’archivio della mostra degli anni Cinquanta.

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La mostra su Picasso alla Galleria Nazionale di Roma

Un inspiegabile peccato, oltre che un’occasione mancata in termini di potenzialità di informazione e divulgazione. Anche perché l’opera grafica di Picasso, che riveste una grande importanza all’interno della sua produzione artistica, è meno nota di quella pittorica e scultorea e merita uno spazio di approfondimento. Dalla serie delle Suite Vollard alle incisioni, Picasso affronta infatti in queste opere (che spaziano, in mostra, dal 1905 al 1972) alcuni temi centrali come il rapporto con le modelle, il dialogo con i grandi nomi della storia dell’arte come Raffaello, Rembrandt, Velázquez, Degas o Manet, e le relative interpretazioni dal tono ironico e a tratti grottesco. È anche grazie a queste opere se Picasso finì per essere considerato un “mito moderno” e un punto di riferimento per le avanguardie.

Ogni tratto dei suoi dipinti, ogni linea delle sue incisioni, è eseguito con determinazione e urgenza, in una lotta appassionata con il destino fatale, aggrappandosi a una carne che, per Picasso, non è mai stata ‘triste’”, ha commentato il curatore Fernando Castro Flórez. “Picasso è un artista metamorfico che ha saputo modulare le sue ‘ossessioni’, cercando, per usare il titolo della sua opera, di prendere il desiderio per la coda”.
Tutto questo però non può essere raccontato: viene di fatto impedita l’uscita di recensioni, vengono obbligate testate ed editori a pubblicare articoli poveri, scarichi di immagini, che – ancorché messi in pagina – non produrranno traffico perché da tempo ormai le piattaforme tecnologiche che ‘decidono’ dove veicolare i lettori (Google e Facebook in primo luogo) escludono i contenuti non iconograficamente ricchi. E così il risultato di tutelare un artista (non uno in particolare, l’assurdità si ripete e ci è capitata recentemente ad esempio anche per Roy Lichtenstein) ottiene il risultato paradossale di danneggiarlo, di rendere difficile la divulgazione della sua ricerca, di impedirne la celebrazione. Non resta da domandarsi cosa ne penserebbe Pablo Picasso…

Giulia Giaume

https://lagallerianazionale.com/

L’articolo “A Roma c’è una grande mostra su Picasso che “per legge” nessuno può recensire” è apparso per la prima volta su Artribune®.

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