Arte astratta e impegno sociale secondo 19 artisti in mostra negli Stati Uniti

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Ricordiamo tutti le immagini dell’estate del 2020 quando, in piena pandemia, le proteste seguite all’uccisione di George Floyd da parte della polizia di Minneapolis sconvolsero l’America. Una delle immagini più iconiche di quei mesi è il contestato monumento al generale Robert E. Lee che, ricoperto di graffiti e circondato da manifestanti, dal suo piedistallo al centro di una piazza della città di Richmond, in Virginia, divenne simbolo della disconnessione tra narrazioni diverse di uno stesso paese.

ASTRAZIONE E IMPEGNO SOCIALE

Oggi quel monumento è stato rimosso, ma Richmond – capitale degli stati confederati durante la Guerra Civile e cuore culturale di un Sud che fatica a staccarsi dal suo passato – resta un luogo in cui il dibattito su chi e come ha il diritto di raccontare la storia resta centrale. E un museo della città ha scelto di rispondere alle crisi dell’attualità con gli strumenti dell’arte, offrendo visioni del contemporaneo che ci invitano a una lettura attenta e approfondita.
Nell’ambito di questo impegno, l’Institute for Contemporary Art at Virginia Commonwealth University (ICA at VCU) ospita So it appears. La mostra raccoglie lavori di 19 artisti internazionali che, attraverso l’astrazione, affrontano temi sociali, politici e ambientali, affidando all’universalità di forme, segni e colori il compito di sviscerare questioni che, in forme più figurative, potrebbero incontrare la censura o respingere lo spettatore. Così le opere in mostra riescono a rappresentare l’irrappresentabile e a creare una sorta di linguaggio criptato per raccontare concetti complessi e mostrare realtà invisibili. La complessità si trasforma in immediatezza, attraverso la compressione di informazioni che l’astrazione consente.

So it appears, installation view, ICA at VCU, 2023 © Agnieszka Kurant and John Menick, Alexander Apóstol, Basmah Felemban; photograph by David Hale

LA MOSTRA ALL’ICA DI RICHMOND

Come in Air Conditioning di Lawrence Abu Hamdan (Amman, 1985), che raccoglie dati sulle frequenti incursioni aeree nei cieli del Libano da parte di Israele per poi aggregarli e trasporli in riproduzioni digitali di formazioni nuvolose, diverse a seconda delle diverse tipologie di violazioni dello spazio aereo. I nove pannelli esposti rappresentano nove anni di incursioni, e l’effetto panoramico è una sintesi visiva di una lunga e deteriorante “violenza atmosferica”, come la definisce l’artista.
Attacchi atmosferici di altro genere sono invece al centro del lavoro We do not all breathe the same air, una serie in cui l’artista argentino Tomás Saraceno (San Miguel de Tucumàn, 1973) crea una composizione visiva di cerchi di varie sfumature dal bianco al nero, che offrono una rappresentazione sintetica dei dati di inquinamento atmosferico in varie zone del mondo, mostrando come il diritto all’aria pulita sia distribuito in modo diseguale lungo linee geopolitiche e razziali. L’opera assume un significato ancora più netto nel contesto del movimento Black Lives Matter, riecheggiando le parole “I can’t breathe” pronunciate da George Floyd.

LE CRISI DEL PRESENTE VISTE DALL’ARTE ASTRATTA

Il tema ambientale accomuna altre opere in mostra: Monira Al Qadiri (Senegal, 1983), con la serie OR-BIT, espone tre oggetti dall’aspetto futuristico che si librano nell’aria come astronavi, in realtà repliche di componenti utilizzati per l’estrazione del greggio sulle piattaforme petrolifere. Ancora, nell’opera Asche Zu Asche (cenere alla cenere), Jeewi Lee (Seoul, 1987) riporta le sensazioni vissute Italia per l’effetto devastante degli incendi del 2018 sul Monte Serra, in Toscana: dalle ceneri dei boschi e da pezzi di alberi carbonizzati l’artista ha ricavato 1000 saponette di colore scuro, imprimendo su ognuna un frammento di corteccia.
E se l’astrazione fosse una strategia per codificare, preservare e condividere storie?” spiega la curatrice Sarah Rifky Le opere in mostra consentono una comprensione polivalente non solo dell’arte, ma della realtà. La mia speranza è che le persone lascino la mostra con un rinnovato spirito di dubbio e curiosità verso il mondo”.

Navine G. Dossos, McLean, 2023, printed adhesive vinyl, variable. ICA Commission © Navine G. Dossos, photograph by David Hale

IL MUSEO DI RICHMOND E L’IMPEGNO SOCIALE

So it appears è in dialogo con un’altra installazione, un murale su grande scala che copre la facciata dell’ICA, commissione realizzata da Navine G. Dossos (1982) che rende omaggio a Jamal Khashoggi, il giornalista saudita-americano ucciso a Istanbul nel 2018. “Quando sono arrivata all’ICA” ci ha raccontato ancora la curatrice “Ho iniziato a immaginare opere che utilizzassero il museo in modo olistico, senza limitare le nostre pratiche espositive agli spazi delle gallerie. Ho deciso di invitare Navine Dossos a realizzare un’opera per la facciata, che funziona come un monumento caleidoscopico alla vita e all’eredità di Jamal, mentre invita il pubblico a esplorare quelli che sembrano simboli, composizioni e colori astratti, per decodificarne il significato”.
Le istanze di equità razziale fanno parte del dibattito pubblico a Richmond da molto prima del 2020” spiega Dominic Willsdon, direttore esecutivo dell’ICA at VCU “La società contemporanea, negli Stati Uniti e in altri Paesi, deve affrontare storie di ingiustizia e violenza razziale e molti artisti, educatori, attivisti e operatori culturali a Richmond da tempo lavorano sul tema. Nell’estate del 2020 è stato naturale che l’arte e la cultura fossero tra i principali mezzi di protesta”
Il mio predecessore ideò la mostra di apertura del museo in risposta alle elezioni 2016” ci dice ancora il direttore del museo, nato nel 2018 “In concomitanza, gli eventi del 12 agosto 2017 nella vicina Charlottesville, con la manifestazione di Unite the Right e la risposta del presidente Trump, ebbero un profondo impatto sulle comunità di Richmond”. In tale contesto sociale, l’arte e la cultura non possono astrarsi dal reale: “I musei non devono essere partigiani in termini di politica di partito, ma facciamo il possibile per sostenere e promuovere i valori di apertura ed equità culturale nel nostro campo”.

Maurita Cardone

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