Arte contemporanea negli hotel. Storia dell’alleanza di Galleria Continua con Belmond

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Passeggi tra agrumeti e oliveti in un paesaggio mediterraneo da favola e ti imbatti in un enorme ragno meccanico in movimento. Ti aggiri per le sale di una villa rinascimentale e ti accorgi che gli ospiti seduti su un divano hanno un’enorme pietra al posto della testa. Non ci troviamo sul set di un film di fantascienza, ma in alcune delle scenografiche sedi della catena alberghiera Belmond. Qui si sono concretizzati gli interventi di artisti di fama mondiale nel quadro del progetto Mitico, che il gruppo ha lanciato in collaborazione con la nostra galleria più internazionale, Galleria Continua, che oggi conta ben otto sedi nel mondo.

Arcangelo Sassolino, La Residencia, Belmond Hotel, Mallorca

MITICO. IL PROGETTO DI BELMOND CON GALLERIA CONTINUA

Inaugurato nel 2022 con un’installazione di Subodh Gupta nei giardini del Cipriani Belmond Hotel a Venezia e proseguito con interventi di Michelangelo Pistoletto al Castello di Casole, di Leandro Erlich a Villa San Michele a Fiesole e di Pascale Marthine Tayou al Grand Hotel Timeo a Taormina, si arricchisce quest’anno di iniziative che spaziano anche fuori dall’Italia. Per Mitico 2023 infatti, oltre a Yoan Capote a Taormina, Sun Yan & Pehn Yu a Villa San Michele e Nari Ward a Casole, è stato inaugurato l’intervento di Arcangelo Sassolino a La Residencia Belmond Hotel di Maiorca; per luglio è programmata l’inaugurazione di una grande opera di Loris Cecchini sulla facciata di Le Manoir aux Quat’Saisons nell’Oxfordshire. In autunno è poi previsto l’intervento di un’altra personalità di livello internazionale al Copacabana Palace di Rio de Janeiro.
Fin dalla sua nascita, più di trent’anni fa, a San Gimignano, la Galleria Continua si è distinta per il suo impegno nel portare l’arte fuori dalle gallerie, dai musei, dagli spazi che le sono convenzionalmente deputati, cercando sempre nuovi contesti e occasioni di incontro tra gli artisti e il pubblico. Parliamo di questo progetto con Lorenzo Fiaschi, uno dei tre fondatori della Galleria Continua e responsabile di Mitico.

Nari Ward, Castello di Casole, Belmond Hotel, Toscana

INTERVISTA A LORENZO FIASCHI DI GALLERIA CONTINUA

Qual è il criterio che ti ha guidato nella scelta delle opere da abbinare ai diversi contesti?
Le opere contemporanee non possono e non devono competere con l’architettura storica e il paesaggio in cui sono inserite sul piano della bellezza. Il ragno meccanico a Maiorca di Arcangelo Sassolino, le sculture iperrealiste sdraiate su vecchi divani di Sun Yan & Pehn Yu a Villa San Michele non possono essere definiti belli, in linea con la bellezza dell’ambiente che li ospita. È importante invece che le persone restino un po’ turbate, si tratta di un invito a mettere in moto il pensiero. Un’opera in un contesto alberghiero deve creare sorpresa, occasioni per farsi delle domande. C’è un turismo, che risale alla tradizione del Grand Tour, in cerca di sorprese anche spiazzanti.

Il nome Mitico da cosa nasce?
Dal fatto di portare in luoghi mitici artisti che per noi sono mitici. E di scoprire, grazie all’arte, luoghi che hai solo sognato. L’hotel non è una fortezza per pochi privilegiati, chiunque può entrare per prendere un caffè, vedere un’opera d’arte e godersi la bellezza del posto. A Villa San Michele, entrando per vedere le opere di Leandro Erlich, alcuni hanno scoperto con sorpresa un affresco non certo molto noto come L’ultima cena di Nicodemo Ferrucci, eseguito nei primi anni del Seicento.

Lorenzo Fiaschi, La Habana, Cuba, 2020. Photo Nestor Kim

Qual è stata la reazione degli artisti coinvolti?
Sulle prime hanno avuto un po’ di perplessità a esporre in un albergo, cosa comprensibile. Michelangelo Pistoletto, che l’anno scorso ha partecipato con la sua installazione Accarezzare gli alberi (L’Etrusco) al Castello di Casole, all’inizio non era molto convinto, ma poi ha capito il senso del progetto. Gli artisti con cui lavoriamo da decine di anni hanno fiducia in noi e nella serietà del nostro lavoro, percepiscono la dimensione culturale di questa operazione. Alcuni hanno partecipato negli anni Novanta ad Arte all’Arte, che portava le opere nel vivo del paesaggio toscano. D’altro canto anche la dirigenza di Belmond si è impegnata a creare una continuità, con l’intenzione di lavorare seriamente, non certo per decorare o per arredare.

Sun Yuan & Peng Yu, Villa San Michele, Belmond Hotel, Firenze

ARTE CONTEMPORANEA IN HOTEL

E come sono state accolte queste proposte dai singoli alberghi?
Capita che il direttore di un albergo sia scettico o preoccupato dell’impatto sulla clientela, il mio compito è spiegare. È successo con la scala di Erlich a Villa San Michele, eppure poi l’opera è stata addirittura acquistata dall’albergo e rimarrà in modo permanente. Anche a Maiorca c’era perplessità sulla proposta del ragno meccanico di Sassolino: adesso, vedendo e vivendo l’opera, il direttore è entusiasta e gli ospiti si emozionano.
Ho idea che Belmond aspiri a un ruolo culturale, non si tratta solo di business, considerando anche che si tratta di un progetto molto impegnativo a livello di costi e di gestione.

E quale ti risulta sia stata la reazione dei clienti degli hotel?
Una buona percentuale di clienti Belmond ha dimestichezza con l’arte contemporanea, fra di loro ci sono anche diversi collezionisti; ma tutti si stupiscono, si interrogano, scattano e postano foto. L’arte cerca di avvicinare le persone e le stimola a parlare di temi su cui non avevano mai riflettuto. Tramite il linguaggio della cultura puoi anche trovare, come dice Pistoletto, la terza via: tu sei giallo e io sono blu, parlando tiriamo fuori del verde. È questo che mi piace.

Quali sono state le difficoltà da affrontare?
Abbiamo dovuto affrontare problemi molto seri, pratici e tecnici prima di tutto. Per un’opera come Cooking the World, di Subodh Gupta, installata lo scorso anno nei giardini del Cipriani Belmond Hotel a Venezia durante la Biennale – una casa costruita utilizzando quattro tonnellate di pentole d’alluminio usate provenienti dall’India – il trasporto, la produzione e l’allestimento hanno comportato una logistica pazzesca e molte energie. Poi ci sono problemi di carattere burocratico e ambientale: a Le Manoir, in Inghilterra, la realizzazione del progetto di Loris Cecchini è stata rallentata dal processo di autorizzazioni richieste dalle Belle Arti, che non volevano giustamente correre rischi per la facciata storica dell’edificio.

Yoan Capote, Grand Hotel Timeo e Villa Sant’Andrea, Belmond Hotel, Taormina

I PROGETTI DI GALLERIA CONTINUA

Come definiresti il tuo ruolo in questo progetto? Pensi di poter occupare l’inedita posizione di art director alberghiero?
Ho già avuto occasione di realizzare progetti esterni alla galleria, in veste di curatore, dalla mostra di Louise Bourgeois al Palais de Tokyo a quella di Michelangelo Pistoletto a San Giorgio. Mi piace aprire nuove prospettive, mi sento più utile e partecipe, per me è più emozionante essere coinvolto in queste avventure che vendere opere costose. Sono cresciuto in un ristorante, aperto da mio padre e mia madre a San Gimignano, quindi sono sensibile all’ospitalità. È lì che ho conosciuto Maurizio [Rigillo, co-fondatore della Galleria Continua], io avevo tredici anni e lui quattordici, in due seguivamo 150 coperti; tramite Maurizio ho conosciuto anche Mario [Mario Cristiani, co-fondatore della Galleria Continua]. Sarà anche per questo che abbiamo aperto un bar gelateria nella nostra sede parigina. Insomma, non è davvero nuovo per me il discorso dell’hospitality.
 
Hai l’impressione che questa linea sarà seguita anche da altre catene di alberghi? E un progetto come quello di Hauser & Wirth realizzato nella campagna inglese, nel Somerset, seguito poi dall’apertura di una sede nell’isola di Minorca, non ha forse affinità con questa idea?
Non lo so, però quindici anni fa abbiamo dato inizio nella nostra sede di Les Moulins in Francia al progetto Sfere, protratto per dieci anni, che aveva l’intento di tenere insieme più sfere di interesse. Invitavamo colleghi galleristi con cui si è poi instaurata una certa complicità, tra cui White Cube, Ropac, Hauser & Wirth: fu proprio Iwan Wirth a complimentarsi per l’idea di aprire uno spazio con grandi volumi, in campagna, a contatto con la natura per progetti monumentali… Qualche anno dopo ha aperto nel Somerset.

Certo, e prima di Sfere, per dieci anni, c’era stata Arte all’Arte nella campagna toscana. Siete sempre in anticipo sui tempi. Progetti per il futuro?
Ogni anno aggiungiamo sempre un nuovo tassello, e diventa sempre più difficile ed eccitante. L’anno prossimo ci sarà una grossa sorpresa ma non posso dire cosa, sarà una vera bomba…

Alberto Mugnaini
 

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