Chiude AltaRoma. La presidente Silvia Fendi spiega tutto in questa intervista

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 AltaRoma, la fashion week romana nata nel 2004, chiude i battenti. Finisce una storia iniziata nella seconda metà degli anni ‘50, quando alcuni stilisti preferirono la Capitale a Firenze, dove Giovan Battista Giorgini aveva lanciato alla Sala Bianca il made in Italy. Nasce da subito una realtà che non si basa solo sulla produzione, come il prêt-à-porter che si insedia a Milano, ma sulla creatività romana celebrativa e trasversale, capace di dialogare con il cinema come con l’arte. Un’attitudine che rende Roma unica non solo per la presenza di brand internazionali come BulgariFendiGucci e Valentino, ma per un tessuto di altissimo artigianato alimentato anche dal lavoro per il cinema. Un grande laboratorio di studio e promozione dell’alta moda che si è manifestato, fino ad oggi, in due eventi annuali sempre più importanti. La notizia definitiva della chiusura arriva senza molte spiegazioni e che -forse- sarebbero state dovute, soprattutto alla luce delle promesse di un progetto futuro esternate in almeno un paio di conferenze stampa nelle ultime edizioni. Chiediamo a Silvia Fendi che è stata Presidente in un lungo e significativo mandato, cosa è successo.

Çanaku, AltaRoma 2023

INTERVISTA A SILVIA FENDI

Sei stata Presidente di AltaRoma dal 2010, la tua carica finisce perché AltaRoma non esiste più. Si parla di una Fondazione già da tempo ma sembra che non si trovi un accordo tra i soci. Il tuo punto di vista è importante per capire realmente cosa è successo e cosa succederà…
Quello che di sicuro non ci sarà è la fashion week estiva di AltaRoma. La Società è in liquidazione, deliberata a gennaio dall’Assemblea dei soci, su richiesta della Regione Lazio, al fine di avviare la costituzione della nuova Fondazione che ne avrebbe dovuto, come era naturale, ereditare asset e know-how secondo gli intenti più volte dichiarati dai soci, arrivando anche a gestire la fashion week di luglio. Non so cosa sia successo nei mesi scorsi, probabilmente c’è stato un cambio di rotta sul quale auspico che le istituzioni interessate abbiano, finalmente, trovato un solido accordo. La mancanza di una seria collaborazione istituzionale è il vero vulnus che ha caratterizzato gli anni passati, ostacolando fortemente le enormi potenzialità di una Società costretta ad un’attività progressiva di resistenza e di difesa che si è riusciti comunque a costruire.

Eliminare AltaRoma non vuol dire solo eliminare una manifestazione, perché in questi 13 anni era diventata un punto di riferimento soprattutto nella ricerca. Aveva un dialogo nazionale e internazionale, ha lanciato tanti giovani e ha attratto su Roma nuove scuole e aziende. Cosa ne sarà di tutto questo lavoro?Quando nel 2010 fui chiamata a presiedere AltaRoma, accettai solo perché avevo notato alcune iniziative interessanti – forse più per noi addetti ai lavori che per il grande pubblico – rivolte ai giovani e al nuovo, con progetti dedicati a brand e riviste indipendenti, alla moda etica e sostenibile, all’artigianato contemporaneo e con il concorso Who is on Next. Con il Consiglio mettemmo in campo un programma che incrociava con questi temi tutti gli altri asset della città: il cinema, l’arte, la storia. Ricordo con orgoglio un’intera pagina, per la prima volta, sull’Herald Tribune che celebrava il Rinascimento della moda a Roma con l’arte e l’artigianato, così come un editoriale di Franca Sozzani su Vogue Italia che titolava “Roma ha vinto”. I tanti e nuovi progetti della Fashion Week di Altaroma erano supportati da Bulgari, Gucci, Fendi e Valentino. Poi, dopo qualche anno, iniziarono i problemi: qualche socio chiese di uscire dalla società, altri desiderarono tornare alla “moda-spettacolo” e nel 2015 il primo dimezzamento dei fondi. Un nuovo importante spiraglio si vede con l’interessamento del MISE ai progetti di AltaRoma sui giovani ai quali venne garantito un finanziamento annuo di 1.500.000 euro, grazie al quale venne elaborato un piano industriale triennale (2016-2018) dal nuovo CdA, ma nel 2017 il contributo annuale soci venne nuovamente tagliato di oltre il 90% rispetto al 2014 (in cui il contributo ammontava a oltre 3 milioni di euro), per poi risalire ai 900.000 euro attuali. La Regione inserisce AltaRoma nelle società da dismettere, mentre va dato atto alla Camera di Commercio di Roma di essere sempre rimasta nell’azionariato della Società. Il CdA di AltaRoma, nel tentativo di ricomporre l’assetto societario, propose già nel 2017 la trasformazione in Fondazione e si arriva ad oggi. Il destino del grande lavoro fatto è tutto nelle mani delle istituzioni coinvolte.

Lucia Chain, AltaRoma 2023

Nessuno sembra aver capito l’importanza del comparto artigianale industriale romano e della regione, le immagini di chiusura della tua sfilata in fabbrica sottolineano la visione del futuro che passa dal made in Italydel saper fare. Si è creata attenzione anche su questo, i ragazzi iniziavano a capire il calore dei mestieri. È un messaggio che continuerai a mandare?Nei discorsi di tutte le istituzioni, questi temi trovano sempre spazio, ma nei fatti nessuno sembra comprendere la centralità nella valorizzazione delle peculiarità del territorio, della costruzione dell’ecosistema di contorno nel quale queste realtà possono trovare relazioni e occasioni utili e necessarie per farsi notare e apprezzare, quindi crescere. Per una piccola bottega atelier, come anche per un’accademia, realizzare un’iniziativa di promozione o comunicazione (in solitudine o all’interno di una fashion week strutturata) non è indifferente. Credo che questo sia l’aspetto più importante del patrimonio costruito negli anni da AltaRoma e che non può essere disperso.

Perché non è stata capita l’opportunità che rappresentava Roma, nel panorama internazionale, con la tua guida?
Al di là della mia guida, che non mi sembra il tema più rilevante, quello che forse non è stato ben compreso è che quello della promozione dei giovani talenti del made in Italy è lo spazio più concreto, per non dire l’unico, che Roma ha per poter dire la sua nel sistema moda italiano e per poter essere notata e ascoltata nel sistema moda internazionale. Ed è una missione che può essere gestita solo con un sostegno importante e continuativo delle istituzioni. Bastava qualche certezza in più da parte delle istituzioni per superare questo limbo e questa fase di stand by, in cui la Società è stata costretta a operare negli ultimi anni, e far emergere tutte le potenzialità esistenti.

Altaroma. Alexandre Blanc FW 21 22

Pensi che sia Roma il problema?
Roma è una città complessa e il compito delle istituzioni del territorio non è facile. Pur apprezzando un certo movimento e rinnovato entusiasmo in città, spero che quest’onda non spinga verso un eccesso di nuovismo ed eventismo. Se Roma, nella moda, torna a fare solo da sfondo a eventi seppur apprezzabili e prestigiosi, come accadeva con “Donna sotto le stelle”, e non difende, consolida e valorizza un proprio ruolo che la renda riconoscibile e rispettabile nel sistema moda nazionale e internazionale, temo che finirà relegata tra le città destinate a vivere di rendita, ambita più da turisti in cerca di selfie che da imprese, creativi e professionalità portatori di idee e valore aggiunto. Comunque Roma sa accogliere le buone occasioni come il progetto di Vogue previsto a ottobre “Forces of Fashion”, che reputo un’ottima opportunità non solo per la città.

Ti sei dedicata molto a questa avventura, con risultati mai registrati come portare a Roma a sfilare Jean Paul Gaultier, fotografi e artisti internazionali, spostando AltaRoma dalla cronaca romana ai magazine internazionali o di Arte. Gli ultimi anni sono stati difficilissimi, eppure non hai mai abbandonato la nave… eri quasi in porto. Che sentimento hai in merito?
Non solo Jean Paul Gaultier, ma anche la grande mostra Todo o Nada di Mario Testino, le foto di Wayne Maser al Mattatoio, l’installazione di Michelangelo Pistoletto nell’atelier di Valentino con relativa visita di ospiti e studenti, il progetto Limited Unlimited ospitato in spazi bellissimi e sconosciuti della città, i giovani designer a Coin Excelsior e Rinascente, i tour nelle sartorie e nelle botteghe artigiane della città, A.I. Artisanal Intelligence nelle gallerie d’arte e nelle botteghe dei costumisti, la mostra “Bellissima” al MAXXI, ma anche, fuori dalle fashion week, i 3 giorni del Fashion Summit annuale dell’Herald Tribune, che portò a Roma i più prestigiosi rappresentanti della moda internazionale, e le Vogue Fashion Night Out. Tutt’altro che una “società polverosa”, come qualcuno ama definirla ultimamente a qualche incontro. E poi ci sono le centinaia di giovani fashion designer, insieme alle centinaia di studenti, e alle centinaia di ospiti stampa e buyer, sempre presenti alle nostre fashion week. È per loro e per Roma che non ho abbandonato mai la nave, anche perché conosci che la nave era spinta da persone, i colleghi del consiglio di amministrazione e i dipendenti di AltaRoma, che hanno saputo affrontare tutte le difficilissime sfide di questi anni con coraggio, sacrificio, responsabilità e grandissima professionalità, tenendo sempre la barra dritta e la nave in sicurezza.

Clara Tosi Pamphili