Colonna del Diavolo. Un monumento di Milano da scoprire e riqualificare urgentemente

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Parafrasando il celebre brano di Ornella Vanoni del 1969, si potrebbe dire: “Sapessi com’è strano essere una colonna romana a Milano”. La questione della tutela del patrimonio archeologico della città meneghina è infatti piuttosto complessa: come dimostrato anche dal caso delle Colonne di San Lorenzo e dal parco della Vetra, con le trascuratissime absidi (tutt’ora soggette a infelici graffiti) della millenaria basilica di San Lorenzo, spesso i monumenti più antichi della città si trovano a ridosso degli epicentri della movida milanese.

Colonna del Diavolo, Piazza Sant’Ambrogio, Milano. Photo Lorenzo Fratti, CC BY SA 3.0, via Wikimedia Commons

LA COLONNA ASSEDIATA DAL DEHORS

È questo anche il caso della cosiddetta “Colonna del Diavolo” in piazza di Sant’Ambrogio, oggi assediata da un dehors francamente poco curato, che invece di valorizzare la suggestiva presenza archeologica ne impedisce la fruizione e ne inficia la leggibilità. Pare che addirittura i fortunati gestori dello spazio di ristorazione, inconsapevoli del patrimonio millenario con cui condividono gli spazi, non siano neppure consci della storia (e della gradevolissima leggenda) che riguarda la colonna. È dunque bene rinfrescare la memoria agli spensierati fruitori del dehors e ai gestori dell’attività: l’attrattività del luogo non sta certo nello Spritz, dovuta invece alla colonna corinzia che rappresenta una stupenda (e rarissima) testimonianza di Milano capitale dell’Impero Romano d’Occidente.

Colonna del Diavolo, Piazza Sant’Ambrogio, Milano

LA STORIA DELLA COLONNA DEL DIAVOLO A MILANO

La colonna, come denunciano le venature grigie e nere, è stata realizzata in marmo cipollino, proveniente dalle cave della costa sud occidentale dell’isola di Eubea, in Grecia, tra le attuali città di Styra e Karystos. Un marmo estremamente prezioso, molto usato per l’edilizia monumentale in epoca romana: il costo del trasporto e la scelta specifica di un materiale così raffinato lascia intuire un suo utilizzo all’interno di un grande edificio, che potrebbe forse essere lo stesso palazzo imperiale milanese da cui proviene anche il capitello posto a coronamento della colonna.
La datazione fa risalire in monumentale manufatto alla fine del II o al principio del III secolo d.C., all’epoca, cioè, di Costanzo Cloro e di suo figlio Costantino, proprio quando Mediolanum venne monumentalizzata da Massimiano in quanto sede imperiale, mentre Costantino trasformava la città di Bisanzio in Costantinopoli, la nuova Roma.
Questa incredibile epoca di transizione e di profonde trasformazioni è narrata dalla colonna in piazza Sant’Ambrogio.

Colonna del Diavolo, Piazza Sant’Ambrogio, Milano

MILANO E L’ARCHEOLOGIA

Eppure l’archeologia a Milano è sempre stata considerata un bene sacrificabile, come dimostrano i lavori per la realizzazione della fermata Duomo della linea metropolitana 1 negli Anni Sessanta o ancora oggi – proprio in questi giorni – il triste caso dell’ex autorimessa Sanremo in via Zecca Vecchia, nel cuore dell’antica Mediolanum, tra piazza San Sepolcro (incomprensibilmente usata come parcheggio) e l’Ambrosiana, tra piazza Borromeo (anch’essa usata come parcheggio, ma almeno in questo caso sotterraneo) e San Giorgio al Palazzo. Il “palazzo” a cui si fa riferimento, va ricordato, è forse proprio il palazzo imperiale in cui venne redatto l’Editto di Tolleranza del 313 d.C., con il quale Costantino in una lettera a Licinio (Augusto d’Oriente) ammise il Cristianesimo come “religio licita”, cioè ammissibile al culto pubblico.

IN DIFESA DELLA COLONNA DEL DIAVOLO

In una recente puntata del programma televisivo Kilimangiaro, trasmesso l’11 giugno scorso su Rai Tre, è stato l’attore comico Giovanni Storti, del trio Aldo, Giovanni e Giacomo, a prendere le difese della leggendaria Colonna del Diavolo. Interpellato sui suoi luoghi del cuore, l’attore (ormai influencer a tempo pieno) non ha avuto alcuna esitazione ad accostare a una salina boliviana (il Salar de Uyuni) e a una montagna delle Prealpi Lombarde (il monte Bollettone), proprio la Colonna di piazza Sant’Ambrogio.
“Io son di Milano e a Milano c’è un posto che mi piace molto. A sinistra di Sant’Ambrogio c’è una colonna di marmo, e ci sono due fori. La leggenda narra che Sant’Ambrogio, che poi è diventato il patrono di Milano, ma allora era vescovo, amava camminare lì, però c’era il Diavolo che lo tentava, lo inzigava. Sant’Ambroeus che era integerrimo lo mandava via. Il Diavolo era così arrabbiato che cercò di incornare Sant’Ambrogio. Il vescovo, che era agilissimo, si scostò e il diavolo si conficcò nella colonna con le corna, non riuscendo più a uscire; si trasformò in zolfo e scomparve. Se appoggi l’orecchio ai due buchi, senti un rumore d’acqua: è il fiume degli inferi che porta le anime dannate all’inferno”.
Storti giunge poi alla pars dolens, menzionando lo stato attuale di leggibilità del monumento:
“Purtroppo a Milano adesso c’è questa usanza dei dehors. Son passato la settimana scorsa ed era pieno di tavolini con la gente lì di fianco alla colonna. Volevo prendere un bastone!”.
Oggi è impossibile accostare l’orecchio alla colonna perché non si sentirebbe di certo lo sciabordare d’acque dello Stige, ma un banalissimo tintinnio di calici. La colonna secolare è assediata da casse di plastica e cucine allestite alla bell’e meglio, senza cura per il marmo millenario. È un peccato, perché sarebbe interessante capire se l’odore di zolfo che taluni affermano di percepire dipenda, più che dalla presenza del Maligno prevista dalla leggenda, proprio dal marmo di cui è fatta la colonna, che ha la peculiarità di rilasciare nell’aria un odore bituminoso se scalfito o fratturato, tanto da essere stato ribattezzato dai marmorari rinascimentali proprio “marmo cipolla” o “marmo cipollino”.

Colonna del Diavolo, Piazza Sant’Ambrogio, Milano

SPAZIO PUBBLICO E TUTELA DEL PATRIMONIO

La fondamentale importanza della colonna in epoca altomedievale e medievale è poi confermata dalle pagine risalenti al XIV secolo di Galvano Fiamma, che ricorda come per essere incoronati Re d’Italia i sovrani del Sacro Romano Impero dovessero abbracciare proprio questa colonna, giurare sul Messale e ricevere poi la leggendaria Corona Ferrea. Una colonna così importante per la storia italiana ed europea meriterebbe ben altra sorte che quella alla quale è stata destinata per incuria e superficialità dall’amministrazione. Il problema non risiede sicuramente nell’allestimento dei dehors (ben vengano se realizzati con qualità), quanto nell’opportunità di convivenza paesaggistica degli stessi con i monumenti più importanti della città, che va armonizzata con consapevolezza patrimoniale e visione strategica.
Speriamo dunque che la nuova Soprintendente Emanuela Carpani, recentemente insediata, risponda con solerzia alla richiesta di tutela che giunge da piazza Sant’Ambrogio, che dista solo cinquecento metri scarsi da palazzo Litta in Corso Magenta, dove ha sede il suo ufficio.

Thomas Villa

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