Come è andata Art Basel 2023? Lo abbiamo chiesto alle gallerie italiane

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Si è conclusa a Basilea l’edizione 2023 di Art Basel. Oltre 280 gallerie con opere di oltre 4000 artiste e artisti, per un’offerta sconfinata, inaffrontabile per certi versi: un’impresa di visita che oscilla pericolosamente tra l’elettrizzante e il frustrante. Rimanendo però sempre un’occasione straordinaria, “in cui poter apprezzare la storia dell’arte, dal moderno al contemporaneo, con la garanzia di una grande qualità”, come segnala Raffaella Cortese“È emozionante poter vedere e ammirare opere meravigliose di Giacometti, dipinti stupendi di Picabia, Miró, Picasso, e poi arrivare al moderno più vicino a noi e infine all’arte contemporanea. Questa fiera ti permette di fare un viaggio unico e davvero speciale, e questo per una fiera è una caratteristica davvero preziosa”.

Galleria Raffaella Cortese, Art Basel 2023, ph. Andrea Rossetti. Courtesy of Galleria Raffaella Cortese

LA FIERA ART BASEL 2023 A BASILEA

Art Basel a Basilea resta di certo il luogo e il momento per eccellenza in cui il mercato dell’arte si incontra e si misurano tendenze prevalenti e traiettorie del sistema. E se resta, come resta, il desiderio di occasioni anche più leggere e innovative per formato, ci pensano le iniziative satellite, con in testa quest’anno il buffo caos della seconda edizione di Basel Social Club, una mostra con ganci anche al mercato in una ex fabbrica di maionese poco lontana dalla Messeplatz. Ad Art Basel intanto, dalle installazioni monumentali della sezione Unlimited ai focus monografici di Kabinett, molte sono state le vendite dichiarate come concluse dagli operatori più consolidati già nella prima giornata di martedì 13 giugno in cui, secondo gli espositori con cui abbiamo parlato, la macchina svizzera ha funzionato a dovere, circoscrivendo le presenze a collezionisti privati e istituzioni in grado di fare la differenza con le loro first choices. E se in apertura si temevano contraccolpi dagli scenari mondiali, venati di incertezza e rallentamenti nelle transazioni economiche, a fiera conclusa, pare che le preoccupazioni si possano rimandare ancora.

Louise Bourgeois da Hauser & Wirth. Courtesy of Art Basel

LE TENDENZE DI MERCATO DA BASILEA

Correzioni e ricalibrature appaiono in corso, ma non sembrano compromettere la tenuta del sistema. Molti espositori hanno notato e condiviso con noi una certa lentezza nel concretizzarsi degli interessi, ma, allo stesso tempo e come spesso accade, per tanti altri invece la fiera si era già risolta nelle prime ore di preview. Se si aggiunge che spesso poi i risultati dei discorsi aperti ai booth si possono pesare anche nelle settimane e nei mesi successivi all’evento, resta complesso pensare davvero di tirar le somme adesso. Si può tutt’al più scambiare impressioni e raccogliere informazioni, sulla base della disponibilità dei galleristi a condividere informazioni. È notizia di quest’anno, per dirne una, che David Zwirner non comunicherà più alla stampa dettagli sui prezzi del suo secondo mercato. Come se non avessimo già abbastanza problemi con un settore che ci siamo abituati a definire opaco. Intanto visitando la fiera sia in apertura sia nei giorni successivi, oltre a una predominanza della pittura rispetto agli altri medium, gli stand appaiono già diversi, con nuovi display e nuove opere che vanno a sostituire, a volte ma non sempre, quelle già vendute.

Mark Rothko da Acquavella. Courtesy of Art Basel

LE PRIME VENDITE BLUE CHIP DI ART BASEL 2023

Protagonisti indiscussi delle vendite realizzate in prima battuta, durante la preview, sono stati naturalmente gli artisti blue chip, i classici del mercato. A partire dagli espositori del piano terra, che parevano quest’anno meno propensi a scommesse ultra-contemporanee, anche se è proprio il secondo mercato quello che mostra più il fianco all’indecisione. “Alcuni colleghi in fiera dicevano che l’attenzione sta ritornando sui blue chip post war, più stabili e sicuri in momenti di incertezza del mercato”, ha osservato l’art advisor Mattia Pozzoni, che aggiunge: “sarebbe una cosa normalissima, ma non sono sicuro che sia così, guardando il valore delle opere di mercato secondario disponibili in fiera, abbastanza contenuto salvo alcune eccezioni, e la difficoltà a trovare acquirenti. O i cataloghi delle aste di Londra delle prossime settimane, con moltissimi lavori di contemporaneo e ultra-contemporaneo, che anche a Basilea si sono confermati il segmento più intrigante, nonostante qualche rallentamento. Quello che ci eravamo abituati a definire normalità di certo non lo era, il mercato aveva un ritmo insostenibile ed un riequilibrio è certamente naturale, se non addirittura positivo”. I prezzi più alti sono stati in effetti quelli a far meno breccia e, sembra, a far chiedere più sconti, nonostante siano tornati finalmente i collezionisti asiatici, a lungo assenti per le conseguenze dilatate della gestione pandemica. Meno numerosi invece i collezionisti americani. E chissà che intanto non inizi a sentirsi anche un “effetto Parigi”, con una concorrenza interna aperta dal debutto di Paris+.

Gerhard Richter, STRIP-TOWER, 2023. Courtesy of Art Basel

COLLEZIONISTI E VENDITE DI ART BASEL 2023

Più nel dettaglio, tra le vendite riportate dalla stampa internazionale le prime sono state quelle di Hauser & Wirth per Spider VI di Louise Bourgeois per $22,5 milioni, mentre non è andata via in fretta l’opera con il prezzo noto più alto della fiera, un dipinto di Mark Rothko esposto da Acquavella con una richiesta di 60 milioni di dollari e che non si sa se abbia trovato un nuovo proprietario. Diverse le opere di Cecily Brown che si incrociavano in fiera: una sarebbe stata venduta da Gagosian per 6 milioni, ma non c’è certezza, perché la galleria non comunica i prezzi. Direttamente da Unlimited una nuovissima sperimentazione tridimensionale di Gerhard Richter è stata venduta da David Zwirner a $2.5 milioni. Sempre Zwirner ha venduto, con Sprüth Magers, anche una video-installazione di Barbara Kruger per $1.3 milioni. Notevoli i valori di Joan Mitchell: per il Financial Times un Untitled del 1959 sarebbe stato in fiera da Zwirner per 20 milioni di dollari, mentre un trittico era da Pace Gallery a 14 milioni. Sul versante ultra-contemporaneo alla stampa americana è arrivata notizia di vendite per Lucy Bull da David Kordansky tra $100,000 e $150,000, due dipinti di Ulala Imai da Xavier Hufkens tra $90,000 e $125,000. Soft Opening, alla sua prima partecipazione a Statements, ha venduto Sin Wai Kin, vincitore ex aequo con Sky Hopinka del Baloise Art Prize per gli artisti emergenti, in un range di prezzi tra i 7 e i 29,000 dollari.

Soft Opening, Sin Wai Kin

LE GALLERIE ITALIANE AD ART BASEL 2023

Terzo progetto curato appositamente per Art Basel per la galleria di Milano Raffaella Cortese, con un fuoco netto ed elegante sul mondo, esterno e interiore, dal punto di vista delle artiste. Le opere di Silvia Bächli, Yael Bartana, Barbara Bloom, Monica Bonvicini, Simone Forti, Roni Horn, Joan Jonas, Zoe Leonard e Anna Maria Maiolino restituivano “un ritratto fluido capace di riflettere varie voci e ricordi, manifestando il dinamismo e la versatilità propri degli elementi naturali così come della costruzione dell’identità”. Il feedback sull’accoglienza in fiera è positivo: “L’edizione di quest’anno è stata molto vivace, abbiamo avuto molte conferme e conosciuto nuovi collezionisti, in particolare svizzeri, italiani ed europei. Abbiamo incontrato alcuni americani, ma non in grande quantità”, ci ha raccontato Raffaella Cortese. “Sono passati anche i curatori, con cui è sempre importante e stimolante conversare. La mattina del primo giorno è stata brillante, si sono respirati la voglia e il desiderio di guardare e comprare. Poi ovviamente, come sempre succede, ci sono stati andamenti differenti, con alcuni pomeriggi meno frequentati e altri invece molto affollati, ma questi sono gli andamenti e i ritmi di qualsiasi fiera”. Tutte le artiste e gli artisti in stand hanno incrociato l’interesse dei collezionisti, tra le opere vendute Angulaire, creato per il booth da Francesco Arena (tra i 15,000 e i 20,000 euro); gli specchi di Monica Bonvicini esposti a Milano nel 2022 (range 50-60,000 euro); Roni Horn (intorno a 100.000 euro) e Zoe Leonard (70-80.000). “Molte conferme di mercato ci sono state anche per i lavori di Silvia Bächli, artista svizzera residente a Basilea a cui abbiamo dato centralità in stand – anche grazie alla sua straordinaria collaborazione – con una grande gouache su carta e con un nuovo lavoro scultoreo, che è stato venduto ad una collezione molto importante per un prezzo tra i 50 e i 60.000 euro. Abbiamo venduto a collezionisti europei molto attenti e seri, con i quali anche il dialogo e la conversazione sono stati di alto livello”.

Massimodecarlo, Art Basel 2023. Courtesy of Massimodecarlo

LE VENDITE DELLE GALLERIE ITALIANE DI ART BASEL 2023

Soddisfatto Massimo De Carlo, che già al primo giorno aveva realizzato numerose vendite in un range di prezzo ampio dai $50,000 ai 500,000, con sold out per le opere di Yan Pei-Ming (da $300,000 a 480,000) e Spencer Lewis (65,000-110,000) e un’opera di Shannon Cartier Lucy venduta a un’istituzione per $90,000. Tra le altre vendite della preview, Enrico Castellani, Superficie Bianca del 1963 a €220.000 e Alighiero Boetti, Dall’oggi al domani del 1988 per €90.000. Insieme a Mcarthur Binion, Diane Dal-Pra, Elmgreen & Dragset, Jennifer Guidi e Pietro Roccasalva, tra le altre. La galleria Alfonso Artiaco ha presentato “una fusione tra opere storiche e lavori di recente produzione”, con Giulio Paolini, Kounellis, Gilbert & George, Sol LeWitt, Thomas Hirschhorn esposti insieme a Juan Uslè, Not Vital, Ann Veronica Janssens, Michel Francois, Liam Gillick, Perino & Vele, Tursic & Mille, Vera Lutter, Lawrence Weiner, per citarne solo alcuni.
Rispetto all’andamento della fiera ci hanno detto: “a differenza degli scorsi anni, in cui quasi tutte le trattative venivano chiuse il primo giorno, abbiamo registrato un collezionismo più riflessivo che ha preso tempo per decidere sulle opere da acquisire. Detto questo abbiamo lavorato bene quasi tutti i giorni. Il pubblico è stato perlopiù europeo, prevalentemente svizzero e belga, pochi americani ed asiatici”. A conti fatti però, anche a confronto con l’edizione precedente di Art Basel, il bilancio di Artiaco è più che positivo, con vendite realizzate, tra le varie, per LeWitt, Janssens, Tursic & Mille, Francois, e una menzione speciale per le porcellane minuziosissime di Diego Cibelli che ha conquistato il pubblico di Basilea con opere di piccolo e medio formato.
Ottimo il riscontro per il dialogo tra artisti italiani ed europei proposto da A arte Invernizzi, con opere presentate alla Biennale di Venezia e in musei internazionali, da Mario Nigro a Günter Umberg, da Niele Toroni a Gianni Colombo, Dadamaino e François Morellet, che hanno trovato un buon interlocutore nel pubblico di Basilea, “molto preparato e attento alle proposte”.

Cristina Masturzo