Due giovani artisti riflettono su condanna e solitudine a Milano

Tempo di lettura ca.: 3 minuti, 35 secondi


La proposta estiva 2023 di Fondazione ICA lascia spazio a due giovani artisti diversi per storia e temi, ma accomunati, qui, da una pari varietà di media utilizzati. Video e installazioni sonore, fotografie e sculture. Partendo da due parole generiche, rispettivamente condanna e solitudine, Aziz Hazara (Wardak, 1992) e Rebecca Moccia (Napoli, 1992) sviluppano ciascuno la propria riflessione.

Aziz Hazara, Condamnation, installation view at Fondazione ICA, Milano, 2023. Courtesy of the artist and Fondazione ICA. Photo Andrea Rossetti

LA MOSTRA DI AZIZ HAZARA A FONDAZIONE ICA

Ho conosciuto Aziz Hazara una decina di anni fa, a Kabul. Nel 2013 ho organizzato la quarta edizione del Contemporary Art Prize; l’anno precedente, lui aveva vinto il premo di calligrafia promosso dalla stessa organizzazione. Ci siamo incontrati in quell’occasione e da lì è nata una profonda amicizia che si interseca con la collaborazione professionale, proseguita in modo sostenuto nel corso degli anni”. Così la curatrice Francesca Recchia racconta la genesi del legame con Hazara, giovane vincitore del Future Generation Art Prize nel 2021.
In mostra, con fotografie d’archivio e scatti realizzati dall’autore (I am looking for you like a drone, my love, 2022; Coming Home, 2021), la realtà dell’Afghanistan è catturata dall’interno: un Paese reduce da vent’anni di guerra, “che continua a essere mal gestito – prima nel nome della democrazia, ora nel nome di Dio”, commenta la curatrice.
Davanti alle immagini di cartucce e oggetti a noi familiari, un sottofondo sonoro ci guida a Kabul. Proviene da barili di plastica gialla: sculture ready-made convertite in casse di risonanza. Bushka Bazi (2023) è il soprannome locale di questi recipienti: utili, ma potenzialmente pericolosi, possono contenere acqua o benzina, o rivelarsi fonti esplosive.

Aziz Hazara, Condamnation, installation view at Fondazione ICA, Milano, 2023. Courtesy of the artist and Fondazione ICA. Photo Andrea Rossetti

AZIZ HAZARA, L’AFGHANISTAN E LA CONDANNA

La riflessione dell’artista si articola intorno al concetto di “enunciati performativi”, espressioni che “non rispondono alla categoria della verità, ma agiscono creando il mondo”, spiega Recchia, riprendendo il filosofo J. L. Austin. L’Afghanistan sembra un’applicazione letterale della teoria: la presenza internazionale sul territorio è stata ripetutamente giustificata da costrutti verbali, non sempre veritieri. È così che Hazara, per la sua esperienza vissuta, tratteggia il Paese. Il titolo della mostra, Condemnation, deriva dalla drammatica consuetudine dei governi afghani a condannare decine di atti violenti e stragi. I diplomatici internazionali si sono solo uniti al coro. “Mentre tutto cambia, le parole e le immagini rimangono le stesse.”

Rebecca Moccia, Ministry of Loneliness, installation view at Fondazione ICA, Milano, 2023. Courtesy of the artist and Fondazione ICA. Photo Diego Mayon supported by Outset Partners

LA MOSTRA DI REBECCA MOCCIA A FONDAZIONE ICA

Anche The Ministry of Loneliness prende le mosse da un’esperienza vissuta. Si tratta della ricerca di Rebecca Moccia sulla materialità di percezioni ed emozioni. L’artista riflette su come i nostri stati d’animo derivino da cause interiori quanto da fattori a noi estranei. Ad esempio, si può parlare propriamente di “politicizzazione della solitudine nella società”, alludendo al potere enorme che hanno su di noi le convinzioni instillate dal mondo esterno, tanto più se da figure istituzionali. L’esistenza di veri Ministeri della Solitudine (visitati di persona da Moccia) conferma questa realtà, già esplorata dalla ricercatrice Jennifer Gaffney, che si rifà a sua volta ad Hannah Arendt. Uno di questi uffici amministrativi è ricostruito nella mostra curata da Chiara Nuzzi, in cui sono esposti gli ultimi lavori di Moccia. Opere di varia natura, tutte intese a sollecitare la consapevolezza dei visitatori.
La solitudine esiste. Sia questo un bene o male, dipende dall’uso che se ne fa.

Emma Sedini

<p>L’articolo “Due giovani artisti riflettono su condanna e solitudine a Milano” è apparso per la prima volta su Artribune®.</p>

​