I centauri di Uffe Isolotto mostrano che il mito della tecnologia è un’utopia

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Interessato alle intersezioni tra corpo e macchina, Uffe Isolotto (Danimarca, 1976; vive e lavora a Copenhagen, fa parte del collettivo Age of Aquarius) si presenta come un artista eclettico. Biotecnologia, metamorfosi corporee e l’espansione della mente costituiscono solo alcuni degli elementi che caratterizzano la sua arte, un riflesso senza compromessi del nostro presente turbolento, sospeso tra l’evoluzione incessante e l’inevitabile rovina. Presso la galleria Den Frie di Copenhagen, Isolotto ha presentato di recente una versione evoluta dell’installazione (We Walked the Earth) che ebbe molto successo a Venezia, nel 2022.

Uffe Isolotto, We Walked the Earth, Biennale Arte di Venezia, 2022, Padiglione Danimarca

La violenza del mondo contemporaneo nei centauri di Uffe Isolotto

We Walked The Earth: Harnessing narra l’intensa drammaticità dell’essere vivi nel mondo contemporaneo attraverso un racconto di impatto incalcolabile che ha come protagonista una famiglia di centauri in un mondo transumano.  La storia è ambientata all’interno di una fattoria danese, ma l’atmosfera è intrisa di stranezza: paglia, carne appesa e attrezzi agricoli si alternano a oggetti enigmatici e alieni, provenienti da una realtà che non ci sembra di conoscere. Lo spazio perde la sua definizione, e lentamente ci appare estraneo e inquietante.
Avventurandosi all’interno dell’installazione, emerge il nucleo del dramma: un possente centauro maschio, illuminato dall’alto attraverso le finestre, pende impiccato in seguito a un atto suicida. La sua imponente presenza al centro di una stanza, dedicata esclusivamente a lui, genera un’impressione straordinaria. L’assordante silenzio che circonda la scena lascia gli spettatori sbigottiti e inorriditi di fronte a questo spettacolo di violenza, e li pone di fronte a una specifica domanda: qual è la causa di questo tragico destino?
Proseguendo, si scopre un altro frammento di questa narrazione. Una centaura femmina giace a terra, ha gli occhi insanguinati, la vitiligine e ha appena partorito. Il feto accanto a lei è chiaramente una creatura non umana, frutto di un intricato intreccio genetico tra uomo e animale, una creazione verosimile nel mondo in cui ci troviamo, familiare ma anche totalmente aliena. Una scena di vita accanto a una di morte: viene da chiedersi se si tratti di un racconto tragico o di speranza.

Il mito della tecnologia è un’utopia

La trama, in realtà, non vuole svelarsi chiaramente al visitatore, ma potrebbe trattarsi di un dramma familiare ambientato in un’epoca in cui le mutazioni biologiche sono diventate inevitabili per adattarsi alle sfide ecologiche, sociali e politiche che avanzano e caratterizzano sempre di più il nostro mondo. Ciò che non è intuibile è se queste trasformazioni siano da intendere come segno della fine del mondo o come soluzioni positive che portano a un miglioramento della vita umana. Si tratta della fine dell’umanità o dell’inizio di una nuova forma di vita?
In realtà, come sottolinea lo stesso Uffe Isolotto, questo concetto non è cruciale. L’essenza della questione va ben oltre la narrazione fantascientifica: ci troviamo di fronte a un racconto di vita e morte, all’interno di un tempo che non è né il passato dominato da miti e leggende, né un futuro distopico. Si tratta di una metafora che rappresenta la nostra contemporaneità e diventa il quadro del sentimento collettivo di ansia che proviamo nei confronti di un mondo incerto, direzionato verso una inevitabile fine. E l’artista evoca da una parte la vita semplice e rurale dei centauri, mentre dall’altra mostra l’inquietante faccia di una società dominata dalla tecnologia, che rende possibili mostruose mutazioni genetiche.
La tecnologia è una forza capace di realizzare qualsiasi immaginazione, è un potere così vasto che sembra non conoscere limiti. Con questo strumento, tutto sembra possibile. Addirittura la redenzione del mondo. Ma la storia ci rivela che questa ambizione è in realtà una pura utopia.
I centauri sono simbolo di una società che si adatta a qualsiasi condizione, che trova soluzioni per ogni problema, ma che alla fine è costretta a confrontarsi con un mondo in declino. E sono l’immagine attualissima della paura che proviamo quando pensiamo alla direzione verso cui stiamo andando.
We Walked the Earth: Harnessing incarna la consapevolezza di questo dramma universale. L’immagine cruda e insieme affascinante di un futuro incerto, dove vita e morte, bene e male si fondono, e ogni azione genera conseguenze sulle quali, alla fine, non abbiamo davvero il controllo.

Barbara Blasi

@uffeisolotto
@wewalkedtheearth

L’articolo “I centauri di Uffe Isolotto mostrano che il mito della tecnologia è un’utopia” è apparso per la prima volta su Artribune®.

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