I musei fanno bene alla salute. Lo dicono i ricercatori in Europa e negli Usa

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I musei fanno bene alla salute? Pare di sì. Già dagli Anni Ottanta, un gruppo di studiosi di psicologia ha cominciato a indagare questo inaspettato effetto benefico. Che l’arte e la cultura ricoprissero un posto importante nella società, già lo si sapeva. Ma il loro ruolo nell’allungare la vita di quelli che ne hanno a che fare è ancora poco conosciuto. È una strada tutta da esplorare. Almeno in Italia.

Musei e benessere: un binomio dal valore sociale

Oggi si sente spesso parlare di quanto sia diventato importante provare che le istituzioni culturali servono a qualcosa di più che a preservare e fare cultura. Avere una ricca collezione di reperti e opere d’arte non basta: i musei devono dimostrare ben altro. Per chi sceglie di rimanere in campo, torna il problema di come rendersi utili al di là dello scopo culturale. O meglio, di come misurare questi effetti altri, e di comunicarli alla società. È sufficiente guardare a certi casi specifici, si pensi ai progetti in itinere alla Pinacoteca di Brera, per constatare come un museo abbia un ruolo chiave nella società. E non è cosa nuova: già mezzo secolo fa, l’ex direttore Franco Russoli aveva parlato di museo vivente come “luogo per il tempo impegnato” (e non libero) dei cittadini. Tuttavia, ancora si fa difficoltà a vedere (o a volerlo) questo valore sociale.
L’interesse attuale per la salute, il benessere, e tutto ciò che li favorisca, è arrivato a bussare anche alla porta dei musei. Lo dimostrano quei buoni propositi che vengono elencati nelle risoluzioni europee in materia di cultura. Il neo approvato Piano per la Cultura dell’Unione per il 2023-2026 ha una sezione tutta dedicata al ruolo delle istituzioni culturali nel favorire il benessere della comunità.

Visitatori al museo. Photo Jessica Pamp via Unsplash

L’effetto ristorativo dei musei

I ricercatori americani Robert e Samuel Kaplan (primi a interessarsi all’argomento) lo chiamano così: “restorative effect”. Effetto ristorativo. Si tratta del potere benefico di ciò che rilassa la mente, alleviando stress e preoccupazioni, e ristorando, appunto, le facoltà cognitive. In relazione ai musei, si parla di “ambienti ristorativi”, capaci di indurre questo risultato su coloro che vi trascorrono del tempo. Secondo la teoria psicologica che ci sta dietro, si arriva al museo stanchi e stressati (come dopo un’intensa giornata di lavoro), e se ne esce rinati. Quasi pronti a mettersi di nuovo al lavoro.

Un effetto benefico reale

È solo teoria, tutto ciò? Dopo i primi studi pilota, ne sono seguiti altri, e altri ancora ne sono comparsi in questi ultimi anni. Ricerca qualitativa e quantitativa (parole da un lato, e numeri statistici dall’altro) si sono date la mano per portare nero su bianco questa efficacia. La studiosa Jan Packer ha iniziato con il raccogliere i commenti dei partecipanti agli esperimenti, che hanno evidenziato un generale effetto di relax benefico dopo la loro visita al museo. Altri sono passati ai dati scientifici. Un interessante caso britannico di un gruppo di impiegati che hanno trascorso la pausa pranzo (circa mezz’ora) in una galleria d’arte ha riportato risultati stupefacenti. L’effetto di riduzione del loro livello di stress è stato pari a quello normalmente ottenibile in cinque ore di stacco dall’attività lavorativa (4). Visti così, i musei potrebbero diventare i prossimi spazi ricreativi delle aziende.

Visitatori al museo. Photo Kevin Laminto via Unsplash

Un piano d’azione concreto

In Italia queste pratiche sono ancora tutte da esplorare. Il Bel Paese ha all’attivo qualche studio (malgrado la maggior parte delle ricerche siano d’oltralpe, se non d’oltreoceano), ma poche applicazioni. E questo studio è spesso diretto a casi clinici, a terapie che includano i musei come ausilio alle cure mediche. Un esempio è il progetto ASBA (Anxiety, Stress, Brain-friendly museum, Approach),  svoltosi a Milano a cavallo tra 2022 e 2023. Ha coinvolto diversi musei cittadini, che sono diventati terreno di studio dei ricercatori dell’Università degli Studi Milano-Bicocca sull’effetto benefico delle esperienze culturali.
L’effetto ristorativo in quanto tale – secondo le buone pratiche internazionali- è però un altro. Riguarda non tanto i casi “clinici”, che possono accostare il museo alle cure mediche tradizionali, ma i comuni cittadini. Una visita al museo dopo una giornata stressante di lavoro o di studio può avere effetti positivi su chiunque, al di là di chi soffre di specifiche patologie. Acquisita questa consapevolezza, occorre mettersi in moto per diffondere il ruolo sociale sul benessere delle persone. A cominciare dalla comunicazione: è solo sapendo di poter trarre un beneficio non solo culturale dall’arte, che si può sfruttare a pieno tutto il suo potenziale.

Emma Sedini

L’articolo “I musei fanno bene alla salute. Lo dicono i ricercatori in Europa e negli Usa” è apparso per la prima volta su Artribune®.

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