In Francia c’è un “palazzo ideale” costruito da un ingegnoso postino

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Agnès Varda (Bruxelles, 1928 – Parigi, 2019) si reca al Palais Idéal per la prima volta nel 1956 e nel corso della sua vita vi ritornerà più volte. La regista di Cleo dalle 5 alle 7 e di Senza tetto né legge (anche fotografa e artista) era affascinata da questa bizzarra costruzione portata a termine in trentatré anni di lavoro, tra il 1879 e il 1912, da un solo uomo: Joseph-Ferdinand Cheval (Charmes-sur-l’Herbasse, 1836 – Hauterives, 1924), il postino del villaggio di Hauterives, nel dipartimento della Drôme, a sud di Lione.

Palais Idéal, Hauterives, Francia. Photo © Dario Bragaglia

AGNÈS VARDA E IL PALAIS IDÉAL

Frédéric Legros, direttore del Palais Idéal du Facteur Cheval (classificato Monumento storico fin dal 1969), ha voluto omaggiare il legame ideale tra la cineasta e il Facteur Cheval con una trilogia di esposizioni, di cui quella aperta fino al prossimo 27 agosto 2023 è l’episodio conclusivo. Il titolo della mostra, Ô saison, ô chateau, è ispirato al film documentario che porta lo stesso nome (a sua volta è debitore a una poesia di Arthur Rimbaud), realizzato da Varda nel 1957 su commissione dell’Office National du Tourisme, che ha come soggetto i celebri manieri lungo la Loira. I primi due capitoli della trilogia espositiva, Correspondances (2020) e Architectures et perspectives (2022), avevano in precedenza indagato la fitta corrispondenza intrattenuta per tutta la vita dalla regista con altri esponenti del mondo del cinema e con artisti (tra gli altri, Alexander Calder e Chris Marker) e la sua passione per i francobolli: temi quanto mai legati all’universo del Facteur Cheval.

Agnes Varda, O Saisons, o châteaux, 1957

GLI ARTISTI E IL PALAZZO IDEALE DEL FACTEUR CHEVAL

Agnès Varda non è stata la prima e nemmeno l’ultima, tra artisti e cineasti, a restare soggiogata dal fascino del palazzo di 26 metri di lunghezza e 12 metri di altezza realizzato dal Facteur Cheval in 10mila giorni, l’equivalente di 93mila ore del suo tempo libero, spesso lavorando giorno e notte. Nel 1931, dopo che la scomparsa del postino nel 1924 aveva fatto nascere – grazie ad articoli apparsi su giornali nazionali e internazionali – una sorta di Chevalomania, fu André Breton a farsi fotografare all’interno del palazzo e successivamente a citare l’opera nelle sue pubblicazioni. Nel 1936, alcune fotografie scattate sul posto da Denise Bellon e Léonora Carrington vengono esposte al MoMa di New York; sempre nello stesso periodo sono Roland Penrose, Lee Miller, Dora Maar, Paul Éluard, Gertrude Stein, Max Ernst, Brassaï e Pablo Picasso a recarsi nella Drôme. Picasso si ispira al Facteur Cheval per realizzare una serie di tredici disegni e versi dedicati al palazzo e al suo costruttore. E poi saranno Niki de Saint Phalle e Jean Tinguely, che vi vedevano delle similitudini con Gaudí, a prendere ispirazione da questo luogo atipico. Più recentemente, il regista Nils Tavernier (figlio di Bertrand) ne ha raccontato le vicende nel film L’incroyable histoire du Facteur Cheval (2018) con protagonisti Jacques Gamblin e Laetitia Casta.
Infine, lo scorso anno, Frédéric Legros ha invitato Jean-Michel Othoniel a confrontarsi con il Palais Idéal e a creare installazioni site specific per festeggiare i 110 anni dal termine della sua costruzione.

Palais Idéal, Hauterives, Francia. Photo © Dario Bragaglia

L’INCREDIBILE IMPRESA DEL FACTEUR CHEVAL

L’opera di Joseph-Ferdinand Cheval è un unicum difficilmente classificabile. Uno strano mix di naïveté, di ingegno artigianale e di estrema curiosità per il mondo concentrate in un uomo che non viaggiò mai oltre Lione. L’ispirazione per le diverse parti del suo palazzo ideale – la moschea, lo chalet svizzero, il tempio Hindu, la tomba egiziana, la torre araba, il castello medievale – gli veniva dalle cartoline illustrate che recapitava per dovere professionale e dalla consultazione di riviste a cui era abbonato, Le Magasin pittoresquee Les Veillées des chaumières. Durante la sua giornata lavorativa aveva modo di individuare e accantonare le pietre che gli sembravano più adatte alla costruzione del suo palazzo; nel tempo libero le recuperava con una carriola, accumulando materiali su materiali. Egli stesso ebbe a dichiarare che non aveva nessuna esperienza come costruttore, quindi dovette procedere per tentativi successivi, arrivando infine a mettere a punto una struttura fatta di pietre, sabbia, limo, ghiaia, ciottoli con un’anima portante in metallo.
Fin dal 1897, il Palazzo Ideale ancora in costruzione fu reso disponibile alle visite degli abitanti del villaggio e ai giornalisti, per essere poi formalmente aperto al pubblico il 1° gennaio 1905. Nel 1907, Cheval intentò causa per delle cartoline edite senza il suo consenso: una prima sentenza che aprì la strada al diritto di immagine.
Credendo fermamente nella crescente popolarità del suo palazzo, il postino-costruttore aveva anche predisposto uno spazio nella Tomba egizia per essere sepolto assieme a sua moglie e ricevere così l’omaggio dei futuri visitatori. Ma non ottenne l’autorizzazione: nel 1914, all’età di 78 anni, si rimise dunque all’opera presso il cimitero locale per costruire una tomba monumentale, nello stile del palazzo, che lo impegnò per altri otto anni. Restaurata nel 2015, questa opera originalissima vale la visita per completare la conoscenza del Facteur Cheval.

Dario Bragaglia

www.facteurcheval.com

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