La gallera Pilar Corrias aprirà un nuovo spazio a Londra. L’intervista

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Era il 2008 quando Pilar Corrias aprì la sua prima galleria a Londra. Ora, 15 anni dopo, la sua presenza in città si allarga con un nuovo spazio di primo piano nel distretto di Mayfair, al numero 51 della centralissima Conduit Street. La seconda casa di Pilar Corrias nella metropoli inglese occuperà quasi 500 metri quadrati su due piani e sarà progettata dallo studio Cowie Montgomery Architects, a seguito di una totale ristrutturazione degli spazi originali, e ospiterà un programma curatoriale basato su opere inedite, progetti pionieristici e presentazioni su larga scala dal roster internazionale della galleria, con 35 artiste e artisti contemporanei di diversa estrazione. Con uno spazio espositivo principale e una seconda galleria a pianterreno (con soffitti di oltre 5 metri), la nuova sede – che farà da contrappunto a quella posta all’altra estremità di Savile Row e sostituirà quella di Eastcastle Street – sarà caratterizzata da una programmazione simultanea, e sarà affiancata da una biblioteca, una sala di osservazione privata e degli uffici.

La mostra di apertura della nuova sede londinese di Pilar Corrias

In concomitanza con Frieze London, dal 10 ottobre al 22 dicembre 2023, la mostra inaugurale presenterà i nuovi dipinti dell’artista losangelina Christina Quarles. Questa è la quarta mostra dell’artista con la galleria (con cui lavora da sei anni), che dalla prima esposizione ha ispirato anche delle personali istituzionali a Hepworth Wakefield, alla South London Gallery e attualmente all’Hamburger Bahnhof di Berlino. Contemporaneamente, nello spazio di Savile Row, si terrà una mostra dell’artista di Shanghai Cui Jie, mentre a Frieze London la galleria presenterà uno stand personale di opere di Sophie von Hellermann.

Intervista con la gallerista Pilar Corrias

Il nuovo spazio è affidato ad una artista, e così saranno a ottobre anche quello principale e lo stand a Frienze. Rispecchia bene la tua scuderia, che per due terzi è composto da donne. Ma questa purtroppo non è la normalità: quanto è ancora ampio il divario tra artisti uomini e donne nelle gallerie e nelle istituzioni museali?
Sebbene negli ultimi anni si siano registrati miglioramenti, i progressi sono lenti e la disparità è ancora schiacciante a tutti i livelli.

A cosa è dovuto secondo te?
Le artiste portano ancora il fardello di una lunga storia di pregiudizi e irresponsabilità. Non si tratta solo di riflettere accuratamente la società al suo livello più ampio: stiamo parlando dell’esplicita sovra-rappresentazione degli uomini nel settore. Molte più donne si iscrivono a programmi di educazione alle arti visive, eppure dopo la laurea è la percentuale minore di uomini a fare la parte del leone, essendo significativamente più ricompensati in termini di opportunità e sostegno finanziario.

Stiamo andando nella direzione corretta ora per correggere?
La correzione del canone richiederà molto tempo. Secondo il rapporto Burns-Halperin dello scorso anno, all’attuale tasso di crescita, non vedremo parità nel mercato delle aste per opere di artiste donne fino al 2053.

La tua galleria cosa stai facendo in tema?
Due terzi dei 35 artisti della galleria sono donne, alcune delle quali sono madri, ma rimaniamo decisamente un’anomalia all’interno del settore. Questa non è stata una mossa “astuta” e intenzionale da parte nostra: posso lavorare solo con artisti con cui sento una profonda affinità. Anche se vent’anni fa il mondo dell’arte era molto più piccolo e meno competitivo, non mi mancano i “bei vecchi tempi”.

Pensi che siamo in una bolla riguardo a questi temi?
Non condivido l’opinione che il passaggio all’inclusività e all’aumento della rappresentanza sia una moda destinata a svanire. Il mondo dell’arte sta iniziando ad assomigliare di più al mondo in cui viviamo, con molte più persone che hanno l’opportunità di condividere la propria voce, ma c’è ancora molta strada da fare. Non esiste “troppo” o “troppe”. Dobbiamo operare nel mondo in cui viviamo.

Con che criterio scegli gli artisti con cui lavorare?
Fin dalla sua nascita nel 2008, la galleria ha lavorato con artisti con l’obiettivo centrale di consentire al loro lavoro di crescere sia in termini di produzione di nuovi progetti che di realizzazione di mostre. Abbiamo iniziato rappresentando un piccolo gruppo di artisti, che da allora sono diventati nomi familiari, ma ora il nostro programma è molto ampio e comprende pratiche altamente concettuali, video e installazioni e pittura espressionista. Ciò che tutti i nostri artisti hanno in comune è che, a modo loro, contribuiscono a sfidare e cambiare il linguaggio dell’arte contemporanea.

Secondo te è cruciale che l’arte contemporanea commenti la quotidianità?
Ogni artista che rappresentiamo è direttamente interessato alle forze sociopolitiche che governano le nostre vite, affrontando questioni come la razza, il genere, la sessualità, la tecnologia e le storie durature del colonialismo, cioè i costrutti stessi delle nostre identità.

Cosa significa per te rappresentare questi artisti?
Rappresentare un artista non è come essere un curatore: significa lavorare insieme tutti i giorni e, si spera, per tutta la vita. Essendo responsabili della diffusione dei loro modi di guardare il mondo, devi essere in grado di sostenere le loro idee, che devono risuonare con molti tipi di pubblico. Dato che il mondo in cui viviamo ha miriadi di verità e questi artisti parlano di queste verità in modi diversi, è imperativo che io, come gallerista, condivida i loro valori e principi. Ma ovviamente, imparare ed essere sfidata dai miei artisti è un privilegio che non dò mai per scontato.

Giulia Giaume

www.pilarcorrias.com

L’articolo “La gallera Pilar Corrias aprirà un nuovo spazio a Londra. L’intervista” è apparso per la prima volta su Artribune®.

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