La mimesi della realtà in mostra con Doze Green a Milano

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Quando nel 1977 Doze Green (New York, 1964) irrompe sulla scena artistica newyorkese, la sua prima “tela” sono i vagoni della metropolitana, che tanta street art hanno battezzato negli ultimi decenni. Ma Green, nato nell’Upper East Side di Manhattan, pioniere del Writing, elabora uno stile personale che fonde alla street art elementi futuristici, simbolici e di numerologia.

Doze Green, Destroier Squad Nano, acrilico su tela, 2023. Photo Marco Saporiti

LA MOSTRA DI DOZE GREEN A MILANO

La mostra milanese, nei locali della Galleria Patricia Armocida, espone l’apice della sua esperienza creativa: qui lavori inediti dialogano tra di loro per trovare e analizzare il rapporto tra microcosmo e macrocosmo nella nostra realtà quotidiana.
Le opere sono popolate da personaggi, chiamati nanos, che con i loro atteggiamenti ci raccontano la contemporaneità. Haren Nano Nursery, ad esempio, tratta la questione delle modifiche al genoma umano ottenute in laboratorio, mentre in Helium Generated Nano è indagata la fusione tra corpo umano e nanobots, dove queste piccole tecnologie – alimentate a luce solare e quindi ecosostenibili – cercano di ricreare la Natura; in Hemoglobus Nanos le microtecnologie sono utilizzate per la creazione di esseri umani più resistenti e compatibili con i sistemi di intelligenza artificiale.

Doze Green, Even the greatest stars, acrilico su tela, 2023. Photo Marco Saporiti

TRA TECNOLOGIA E SIMBOLISMO

L’elemento religioso/mistico si distingue in Even The Greatest Stars, dove in mezzo ai nanos compaiono simboli numerologici, oppure in una serie di disegni ispirata ai testi gnostici cristiani e pagani ritrovati nel 1945 a Nag Hammadi, in cui viene narrata la storia del lamento di Sofia, la sua discesa nel mondo e la conseguente creazione della materia.
Si percepisce come l’umanità, dal micro al macrocosmo, sia precipitata come Sofia, con l’auspicio che, alla fine di tutto, riesca a riemergere dall’oblio nel quale è caduta.

Marco Saporiti

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