La natura delle cose. Giuseppe Stampone a Città Sant’Angelo

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La sensazione che si ha entrando al Museolaboratorio – Ex Manifattura Tabacchi di Città Sant’Angelo è di religioso silenzio, rispettoso e imponente, quanto le montagne abruzzesi sanno essere. È l’artista a decidere il ritmo della realizzazione, offrendoci un tempo lento, dilatato, di contro alla velocità, alla frenesia, al consumismo che la società ci impone a tutti i livelli. Con il progetto La natura delle cose vincitore del PAC 2021 – Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, Giuseppe Stampone ritorna alla natura, al proprio habitat, ai luoghi della sua storia, che da personale diviene collettiva e racconta gesta eroiche ma semplici.


Non è un caso che l’artista, in un’ottica di ripartenza, dopo aver girato il mondo, sia tornato a vivere in Abruzzo e abbia portato il suo studio nel proprio territorio, perché non esiste altro posto che possa rappresentarlo meglio della sua terra. Lo aveva fatto tempo prima Ettore Spalletti, rappresentando il Gran Sasso negli anni Sessanta e Settanta come luogo della contemporaneità, o Joseph Beuys, lo sciamano dell’arte, che trasformò il piccolo borgo d’Abruzzo, Bolognano, sotto il segno della sua arte. La riconoscibilità dell’Abruzzo nella contemporaneità è data da queste esperienze e da molte altre ancora. Senza dubbio dal lavoro che l’artista e direttore del Museolaboratorio di Città Sant’Angelo, Enzo De Leonibus, sta portando avanti da anni, in un luogo aperto alla collettività, frequentato da svariati artisti, dimostrandolo anche con questo progetto che entrerà a far parte della Collezione del Museo.


La mostra di Giuseppe Stampone

Alternate ai pezzi della collezione, le circa sessanta opere costituiscono un vero e proprio archivio fotografico in divenire. Tra fotografie scattate personalmente dall’artista sul Gran Sasso e sulla Maiella, esperienza condivisa con il fotografo Gino Di Paolo, e disegni a grafite e a penna bic, come quelli degli animali del nostro territorio, le opere restituiscono l’esperienza dei luoghi, permettendo all’artista di rifugiarsi in una realtà diversa in cui l’arte diviene curativa, primordiale e ancestrale, così com’è il paesaggio stesso (con carattere partecipativo e collettivo, come in tutti i lavori del nostro, fin dagli esordi). La penna bic è uno strumento con una percentuale di olio che permette la stratificazione del disegno, con un numero di velature elevato e tempi di realizzazione ampi. Nelle foto si notano fessure colme di penna, ed è quello il momento creativo in cui l’artista cura le sue ferite, riempite ogni giorno per sopravvivere ai cambiamenti, ai dolori, all’esercizio della vita.

La natura delle cose, 2023, Penna Bic su fotografia 40 x 30 cm ph.Gino Di Paolo Courtesy Museolaboratorio ex manifattura tabacchi – Città Sant’Angelo (PE)

I disegni a grafite e le immagini rielaborate con una scelta di colori pantone che l’artista ha ricavato da photoshop da un lato mostrano la montagna come luogo di pace, dall’altro un paesaggio manipolato e violato dall’uomo. Nella natura l’artista si perde e cerca una catarsi, ristabilendo un equilibrio con il corpo dato dall’esercizio e dalla potenza generatrice. Lo stesso titolo La natura delle cose, d’altronde, si rifà al poema di Lucrezio in cui si riflette sul posto che l’uomo occupa nel mondo naturale. L’intento è anche ricontestualizzare alcuni luoghi per far vedere la loro bellezza reale, come avviene nei Lightsbox retroilluminati installativi in cui la decontestualizzazione dalla storia, grazie anche alla colonna, alla base delle opere, dona nuova forza e dignità a quei luoghi (vedi il caso dell’hotel a Campo Imperatore, per tanti anni associato a Mussolini e per questo motivo luogo di turismo e meta privilegiata).


Non c’è da stupirsi che, lavorando in bottega, dove a fare da padrone è l’atto intimo del processo artistico, in continua relazione e condivisione dei progetti, da moderno uomo del Rinascimento, come lui stesso ama definirsi, ad affiancare le opere ci sia una installazione video, testimonianza dell’intero processo creativo, dalle escursioni in montagna, passando attraverso le foto e i disegni, per finire ai luoghi. Il titolo è “Gran Sassa”, con una performance di Maria Crispal, artista e compagna di arte e vita di Stampone, fautrice insieme a lui di Solstizio Network. Nel video, in cui doveroso appare citare Manuel Norcini e talentuosi videomaker abruzzesi, l’azione, completamente decisa da lei, regala il punto di vista di una donna, come una Madre terra. <<La vera rivoluzione>> afferma l’artista, <<è tornare al paesaggio, disegnare en plein air>>. Proprio lui che dal 2000, con Second Life, sperimentava arte interattiva e partecipativa, esplorava i concetti di Villaggio globale, tridimensionalità, virtuale, da abruzzese e amante della montagna, tematica sulla quale lavora da dodici anni, sente la necessità di tornare alla materia, guardare il paesaggio, considerarlo una possibilità, un’architettura dell’esperienza fatta da mente, corpo, spazio, network.

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