Lo sguardo di Afro e l’arte oltre la figura

Tempo di lettura ca.: 2 minuti, 30 secondi


“Dimentica i pieni, cioè le figure, e osserva la perfezione delle forme dei vuoti. Impara a leggere i quadri antichi prescindendo dalla figura e imparerai a trovare gli stessi valori nei quadri moderni che all’apparenza non hanno un rapporto naturalistico”. È questa la lettura dell’opera di Piero della Francesca offerta da Afro Basaldella, in un’intervista a dir poco storica, raccolta da Valeria Gramiccia. Ed è proprio attorno a tale punto di vista, raffinato e illuminato, dell’arte classica rinascimentale fornito da un’artista divenuto immortale attraverso la pittura Informale, che si sviluppa la mostra di Arezzo dal titolo “Afro. Dalla meditazione su Piero della Francesca all’Informale”, curata da Marco Pierini, con il coordinamento scientifico di Alessandro Sarteanesi, organizzata dalla Fondazione Guido d’Arezzo con il Comune cittadino, in collaborazione con la Fondazione Archivio Afro, Magonza e il Museum of Modern Greek Art di Rodi. Partendo quindi dalla dichiarazione dell’artista del Novecento di fronte alle opere di Piero della Francesca, l’esposizione si propone di indagare i rapporti tra Afro, la pittura classico-rinascimentale e i grandi maestri del passato, focalizzandosi in particolar modo sulla tematica della pittura murale, che occupa una posizione privilegiata nella produzione di Afro e che costituisce per molti aspetti ancora una ricerca inedita sull’artista.

Afro, Figura I, 1953, tecnica mista su tela, 150 x 100 cm. Galleria dello Scudo, Verona. Foto Studio Vandrasch, Milano. Courtesy Galleria dello Scudo, Verona
Afro, Primavera, 1938, particolare, tempera su tavola, 220×280 cm. Museum of Modern Greek Art, Municipality of Rhodes

Gli spazi della Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea di Arezzo, adiacenti la Chiesa di San Francesco – che conserva il famoso ciclo delle Storie della Vera Croce di Piero della Francesca e che costituisce la prima tappa e la premessa alla mostra di Afro –, ospitano un raffinato percorso di lavori appartenenti a una delle stagioni più interessanti dell’arte di Afro, che si riteneva un “pittore classico” e che, nel superamento del confine tra astrazione e figurazione, rielaborò il tonalismo veneto, la luminosità e le trasparenze del Tiepolo, i volumi del Mantegna, la spazialità e l’impassibile razionalità pittorica di Piero della Francesca. In questo modo, dunque, la mostra di Afro, da autentico protagonista del ’900 internazionale, si collega idealmente con la grande storia della città, accanto alla Cappella Bacci di Piero della Francesca.

Muovendosi attraverso nuclei originali di ricerca, il percorso inizia con i primi disegni di Afro, appartenenti agli inizi degli anni Trenta, e ispirati a Rubens, El Greco, Velázquez, e con le sue pitture d’esordio, tra queste il Cristo morto da Mantegna, una delle opere provenienti da Casa Cavazzini di Udine (che conserva inoltre un importante ciclo di affreschi di Afro).

La sezione forse più coinvolgente e senz’altro scenografica della mostra è quella che approfondisce l’intervento di Afro per i lavori dell’Eur a Roma, attraverso l’impiego di vari materiali, come video, documenti, fotografie e riviste, grazie ai prestiti dell’Archivio Centrale dello Stato e di Eur Spa i grandi cartoni preparatori (di altezza 6 metri ciascuno, freschi di restauro), rappresentanti le Scienze e le Arti, insieme al prezioso bozzetto preparatorio per Le attività umane e sociali, risalgono la genesi dell’opera che era stata progettata dall’artista per il Palazzo dei Ricevimenti e dei Congressi del complesso architettonico dell’E42 di Roma.

Afro, Città, 1951, tecnica mista su masonite, 38×40 cm. Collezione privata, courtesy Fondazione Archivio Afro

A impreziosire ulteriormente l’esposizione sono poi i vari dipinti, tra cui il Ciclo delle Stagioni, che arrivano dal Comune di Rodi e per la prima volta esposti, grazie anche all’intercessione dell’Ambasciata d’Italia ad Atene. Afro si recò nell’isola di Rodi con Cesare Brandi nel 1938, dove realizzò due cicli decorativi tematicamente differenti ma stilisticamente affini, presso la Villa del Profeta e il Grande Albergo delle Rose. Una profonda ricerca d’archivio, insieme alla stretta collaborazione internazionale tra il Comune di Arezzo, gli organizzatori e il Comune di Rodi, il Museum of Modern Greek Art di Rodi e l’Ambasciata hanno reso possibile di rintracciare le opere di Afro e mostrarle per questa occasione.

Ma il vero slancio di Afro si ha con il passaggio al linguaggio astratto e informale, che viene qui testimoniato dalle opere provenienti dalla Fondazione Archivio Afro consentendo di ricostruire (nella parte finale della mostra) la vicenda legata alla realizzazione del grande murales per la sede dell’Unesco a Parigi nel 1958, che  sancisce, in relazione alle altre opere in esposizione, una nuova stagione della ricerca artistica del pittore, sviluppatasi tra gli anni Cinquanta e Settanta, e oggi celebrata nei più grandi musei del mondo (MoMA, Guggenheim di New York, Pompidou di Parigi, solo per citarne alcuni).

Piero della Francesca, Il sogno di Costantino, 1453-59 ca., Basilica di San Francesco, Arezzo.

L’articolo Lo sguardo di Afro e l’arte oltre la figura proviene da exibart.com.