Morto Alberto Garutti, tra i più influenti artisti italiani degli ultimi decenni

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È morto a 75 anni Alberto Garutti, tra i principali e più influenti artisti contemporanei italiani al mondo, noto per i suoi progetti di arte pubblica intesa come azione che mette in relazione linguaggi artistici, comunità e istituzioni di un determinato territorio, per una ricerca e una pratica che si interrogano sul ruolo dell’arte nel mondo odierno e il rapporto tra arte e pubblico. Docente allo IUAV di Venezia e prima all’Accademia di Brera a Milano, Garutti ha formato molti degli autori che oggi sono protagonisti delle dinamiche del mondo dell’arte italiano.

Alberto Garutti con Virginia Raggi e Giovanna Melandri

ALBERTO GARUTTI, UNA VITA PER L’ARTE

Nato a Galbiate (in provincia di Lecco) nel 1948, Garutti si laurea in Architettura al Politecnico di Milano, intraprendendo poi la carriera artistica collaborando con i galleristi Massimo Minini, Lucio Amelio, Ugo Ferranti e Paul Maenz a Colonia, inoltre esponendo, nel corso della sua carriera, nelle gallerie Magazzino d’Arte Moderna a Roma, Studio Guenzani, Galleria Marconi a Milano, Studio la Città a Verona, Buchmann Galerie a Lugano e Berlino. Nel 1990 ha una sala personale al Padiglione Italia alla Biennale di Venezia, a cura di Laura Cherubini, Flaminio Gualdoni e Lea Vergine, dove presenta opere della serie Orizzonti: lastre di vetro di diversi formati e dimensioni, dipinte sul retro per metà con pittura bianca e per metà nera, ognuna delle quali rappresenta per l’artista la relazione con un committente o collezionista, tessendo così una sorta di rete delle sue relazioni professionali e affettive. “Quando realizzo un nuovo ‘Orizzonte’”, spiegava l’artista, “immagino sempre che quella linea retta possa uscire dal mio studio, entrare nelle case dei collezionisti e congiungersi alle altre a costituire l’orizzonte ‘ideale’ della mia vita, l’unione di tutti coloro che amano e sostengono il mio lavoro”.

Alberto Garutti. Sehnsucht. Installation view at Zoo Zone Art Forum, Roma 2018

I’ll Be There Forever – Palazzo Cusani, Milano 2015 – Alberto Garutti

Alberto Garutti, In queste sale 28 microfoni registrano tutte le parole che gli spettatori pronunceranno. Un libro a loro dedicato le raccoglierà | 2012

AGRA, 09.05.2014 – Alberto Garutti. Buchmann Galerie, Agra.

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Alberto Garutti, Egg

Alberto Garutti – Didascalia/caption – veduta della mostra presso il Padiglione d’Arte Contemporanea, Milano 2013

Alberto Garutti – Didascalia/caption – veduta della mostra presso il Padiglione d’Arte Contemporanea, Milano 2013

Alberto Garutti. Sehnsucht. Installation view at Zoo Zone Art Forum, Roma 2018

Alberto Garutti, Edicola Notte, Roma 2013

IL CONCETTO DI RELAZIONE E L’ARTE PUBBLICA NELL’OPERA DI ALBERTO GARUTTI

E proprio il concetto di relazione sarà il tema fondante della sua poetica e della sua pratica artistica, trovando la loro naturale espressione nell’arte pubblica: “Dalla metà degli Anni ’90 qualche cosa si è trasformato”, raccontava l’artista. “Poco dopo la mia partecipazione alla Biennale di Venezia molte cose nel mio lavoro sono cambiate. L’inizio della Guerra del Golfo (1991) e un’attenzione ai profondi cambiamenti culturali che da lì a poco l’arrivo del web avrebbe prodotto mi hanno portato a guardare la vita, l’arte e i suoi meccanismi, e soprattutto le mie opere in maniera diversa. Potrei individuare nella commissione per un lavoro pubblico nella cittadina toscana di Peccioli (1994) un momento cruciale nello sviluppo della mia pratica. Nei processi di realizzazione di quel progetto ho strutturato una metodologia di approccio all’opera, al confronto con lo spazio pubblico e con il sistema stesso dell’arte, che da quel momento in avanti avrebbe costituito la spina dorsale di tutti i miei lavori concepiti fuori dagli spazi privati delle gallerie o dalle istituzioni museali. In verità è proprio con il progetto di Peccioli che la mia pratica si è ridefinita sino a incarnarsi proprio nell’approccio metodologico stesso che la struttura. Dal 1994 in avanti, critico ed estetico insieme, il ‘metodo’ di produzione di ogni mia opera costituisce, nella complessità del suo insieme, l’opera stessa”. L’opera cui fa riferimento Garutti è Quest’opera è dedicata alle ragazze e ai ragazzi che in questo piccolo teatro si innamorarono, progetto di ristrutturazione di un piccolo teatro di Peccioli che vede una lastra installata dinanzi all’edificio con la scritta che dà il titolo all’opera.

La scultura di Alberto Garutti per Piazza Aulenti

L’ARTE PUBBLICA DI ALBERTO GARUTTI

Caratteristica dell’opera a Peccioli e di tutte le successive è il mettere in risalto il “dove” e il “chi” protagonisti di tutti i lavori, ovvero il pubblico e i luoghi cui sono destinati, elementi fondamentali dell’arte pubblica come concepita dall’artista E i titoli dati da Garutti sono in tal senso esaurienti, evocativi e fortemente poetici, sottolineando – proprio come un’ode – a chi sono rivolti e dedicati. Ne sono un esempio Dedicato agli inquilini che abitano al di là del muro (1996 – 1999), un sistema di sensori collocati nello spazio in cui è esposta l’opera che si attiva tutte le volte le stanze delle abitazioni adiacenti la galleria o il museo vengono abitate da qualcuno; Dedicato alle ragazze e ai ragazzi che in questa sala hanno ballato, presso la Sala del Principe del Palazzo Doria Pamphilij a Valmontone (Roma); Che cosa succede nelle stanze quando gli uomini se ne vanno?, in cui gli elementi di arredo di uno spazio espositivo vengono laccati con una vernice fosforscente che si attiva non appena vengono spente le luci; Nei muri di questa stanza è stata nascosta una lastra d’oro larga 20 centimetri alta 20 centimetri e con uno spessore di 3 millimetri (a cura di Achille Bonito Oliva), una lastra d’oro murata nella parete di una cella della Certosa di Padula, un’opera quindi non fruibile ma di cui il visitatore percepisce la preziosa presenza; Quest’opera è dedicata a chi passando di qui penserà alle voci e ai suoni della città, opera del 2012 pensata per Porta Nuova Garibaldi a Milano che si attiva con i suoni e le voci degli abitanti della città; Ai nati oggi, in cui la luce dei lampioni di un determinato luogo di una città (una strada o una piazza) diventa più intensa tutte le volte che negli ospedali del territorio nasce un bambino; Tutti i passi che ho fatto nella mia vita mi hanno portato qui, ora, presentata per la prima volta ad Anversa e poi all’aeroporto Milano-Malpensa, si tratta di una lastra collocata nella pavimentazione che reca come scritta il titolo dell’opera; il progetto di arte pubblica ideato per Ca’ Corniani, la tenuta della holding agroalimentare Genagricola a Caorle, dal titolo Tre Soglie: un grande tetto dorato per l’antico casale ora abbandonato, una scritta al neon che si illumina a ogni fulmine che cade in Italia e sculture-ritratto dei cani e dei cavalli che vivono nel podere, ognuna delle quali collocate sulle soglie di ingresso della tenuta.

Alberto Garutti – Cubo Garutti – 2013 – Museion Bolzano

ALBERTO GARUTTI NEI MUSEI

Garutti ha partecipato a numerose rassegne artistiche, tra cui la Biennale di Venezia nel 1990, 2010 e 2014, la Biennale di Istanbul del 2001, la Memory Marathon presso la Serpentine Gallery di Londra nel 2012. Ha presentato suoi lavori a Gand per il Museo S.M.A.K. in occasione della mostra Over the Edges (2000), Istanbul (2001), Mosca per il Moscow Museum of Modern Art (2011) e Plovdiv (2018); e poi Piccolo Museion a Bolzano (2001), Dedicato agli abitanti delle case per il 21st Century Museum of Contemporary Art di Kanazawa (2002); l’opera per la Fondazione Zegna a Trivero (2009); l’opera commissionata da Hines Italia per il quartiere di Porta Nuova a Milano (2012); “Tutti i passi che ho fatto nella mia vita mi hanno portato qui, ora” installata a Siena (2004), Anversa (2007), l’Aeroporto di Milano Malpensa (2010),  la Stazione di Milano Cadorna (2011), in piazza Santa Maria Novella a Firenze (2015), al LAC di Lugano (2017) e a Kaunas (2019). Temporali, invece, è stata presentata alla Fondazione Remotti di Camogli e poi installata al MAXXI di Roma nel 2009, alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino (2010), al Vitra Design Museum (2013), alla Triennale di Milano (2015), a Palazzo Cusani sempre a Milano e a Palazzo Fortuny nell’ambito della mostra Intuition, nel 2017. Nel 2021, su incarico del Ministero della Cultura, Garutti ha realizzato un’opera permanente per il Museo MAXXI a L’Aquila.

 

Desirée Maida

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