Paola Paronetto, l’artista del paper clay che fonde argilla e carta

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Le ceramiche di Paola Paronetto (Pordenone, 1965) hanno un aspetto inconfondibile: leggere come la carta ma solo apparentemente fragili, alternano superfici lisce e texturizzate creando suggestivi effetti grafici, e giocano con una palette di tinte opache prese in prestito dalla natura. La sua tecnica d’elezione, affinata e perfezionata negli ultimi vent’anni con l’aggiunta di un ingrediente segreto, è quella del paper clay, che unisce argilla e carta. “La mia è una ricetta unica, un procedimento cucito su misura per le opere che desideravo realizzare e che non si trova nei libri”, spiega l’artista. “Si inizia facendo seccare l’argilla e poi rompendola in piccoli frammenti per farla sciogliere nell’acqua, poi si aggiunge fibra di cellulosa. I pezzi realizzati con questo impasto vengono infine texturizzati con diversi tipi di cartone, per lo più riciclati perché la sostenibilità è molto importante nel mio lavoro”. Alla formula definitiva è arrivata attraverso un percorso fatto di tentativi ed errori, al termine di un periodo di formazione in giro per l’Italia, in luoghi caratterizzati da una forte tradizione ceramica come Gubbio, Deruta, Faenza (dove si affida agli insegnamenti di un’autorità locale, il maestro Giovanni Cimatti) e Firenze.

Paola Paronetto. Photo: Clap Collective

Paola Paronetto. Photo: Clap Collective

Paola Paronetto. Photo: Clap Collective

Paola Paronetto X Veuve Clicquot. Photo: Martin Bruno

Paola Paronetto. Photo: Clap Collective

Ritratto Paola Paronetto. Photo: Clap Collective

Paola Paronetto X Veuve Clicquot, GIGANTI. Photo: Joaquin Laguinge

PAOLA PARONETTO E LA TECNICA DEL PAPER CLAY

Oggi, tutte le fasi della produzione – un’attività lenta e in un certo senso meditativa poiché prevede dei momenti di attesa tra un passaggio e l’altro ed è influenzata dal meteo e dalla temperatura – avvengono in un laboratorio immerso nella campagna di Porcia, a una manciata di chilometri da Pordenone. “I miei lavori sono pezzi unici, realizzati completamente a mano, e il fatto di procedere per step dilata molto i tempi”, racconta ancora Paola Paronetto. “D’altra parte, questa tecnica presenta alcuni vantaggi: posso realizzare forme più estreme, leggere, come mosse dal vento, con un effetto di unicità e «imperfezione» che a me piace molto. Questo tipo di impasto ha un ritiro inferiore rispetto agli altri, la carta rende il materiale più elastico e permette di creare forme audaci che nascono a volte dall’assemblaggio di pezzi secchi tra loro e anche questo rende la lavorazione più complessa”.

Paola Paronetto. Photo: Clap Collective

PAOLA PARONETTO PER VEUVE CLIQUOT

Dopo aver impresso il suo segno così riconoscibile su una varietà di oggetti, dalle sculture a forma di bottiglia che l’hanno resa famosa a coppe e vasi dai volumi plastici, negli ultimi mesi l’artista friulana ha “vestito” perfino una bottiglia di champagne, dando vita a una collezione di sei cofanetti in edizione limitata per il Millesimato Cuvée La Grand Dame 2015 di Veuve Cliquot, declinati in sei tonalità scelte tra le 86 della palette che usa di solito per le sue opere. Una collaborazione che l’ha portata sulle orme di Yayoi Kusama (autrice di una bottiglia e di una confezione celebrativa decorata con i suoi caratteristici pois per La Grand Dame 2012), Karim Rashid, Tom Dixon e di altri artisti e designer di fama, e che si è concretizzata anche nella creazione di un set di sculture: i Giganti Monumentali, tre bottiglie fuori scala, alte più di un metro. “I pezzi molto grandi rappresentavano per me la parte più ambiziosa e stimolante, e la sfida più grande è stata tenerli in piedi. Ma sono molto tenace e in un anno di sperimentazione ho compreso e risolto tante cose. Adesso mi sento padrona di questa tecnica, anche se trovo sempre qualcosa da migliorare e nuovi traguardi da raggiungere”.

Giulia Marani

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