Pessoa, nessuno e centomila: Robert Wilson al Teatro della Pergola di Firenze

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Sembra il personaggio di un cartoon o di un fil muto. Volto di biacca, occhialini e baffetti. È lì seduto in proscenio, ci guarda col volto sorridente, un po’ stralunato, mentre il pubblico entra in sala. Dietro di lui, il fondale di un mare astratto da dove sorgerà prima un sole rosso, poi altri. Lui è Fernando Pessoa (1888-1935), che ritroveremo subito in scena, moltiplicato in altre figure vestite come lui, poi cambiando costumi e fisionomie. Entrano allegramente saltellando, illuminati da grandi occhi di bue, bloccandosi in pose mimiche, e presentandosi come in un cabaret metafisico. Sono “uno, nessuno, centomila”. Il titolo emblematico del testo di Pirandello, mi viene subito da accostare allo scrittore portoghese. Se non proprio centomila erano comunque molteplici le persone che vivevano nella mente e nella scrittura di Bernardo Soares, alias Pessoa, come dimostrano i suoi numerosi eteronimi.

Robert Wilson, PESSOA. SINCE I’VE BEEN ME, Teatro della Pergola, Firenze, 2024. Ph. Lucie Jansch

«Ognuno di noi è più di uno, è molti, è una prolissità di se stesso», diceva. Una moltitudine di personaggi che lo hanno abitato e coi quali ha costruito la sua narrazione, dando vita a veri e propri alter ego. A evocare le diverse personalità, e darle consistenza immaginifica, è quel maestro dalla fervida fantasia teatrale tout court che è Robert Wilson nello spettacolo Pessoa – Since I’ve been me. Commissionato dal Teatro della Pergola di Firenze, dal direttore Marco Giorgetti, assieme al Théàtre de la Ville di Parigi (coproduzione Stabile del Friuli Venezia Giulia, Stabile di Bolzano, Sao Luiz di Lisbona e Festival d’Automne di Parigi col Téàtre de la V ille de Luxembourgh), lo spettacolo ha debuttato in prima mondiale nel Teatro fiorentino, con grande successo. E non poteva essere diversamente. La mano di Wilson fonde mirabilmente poesia, musica, canto, mimo, architettura, pittura, design, componendo quadri di un unico affresco visivo in movimento com’è nel suo riconoscibile stile.

Robert Wilson, PESSOA. SINCE I’VE BEEN ME, Teatro della Pergola, Firenze, 2024. Ph. Lucie Jansch

Il titolo si ispira a un frammento de Il libro dell’inquietudine di Pessoa, traducibile in «Da quando sono io», romanzo senza trama e linearità, diviso in frammenti di pensieri. Vi sono speculazioni filosofiche, convinzioni estetiche ed esistenziali, osservazioni di natura sociologica, gusti letterari, massime e aforismi. Quella di Pessoa, cioè la poesia, «è una profonda interrogazione sul linguaggio come esistenza – spiega Darryl Pinckney, drammaturgo di Since I’ve been me –. La forza dell’immaginazione poetica dello scrittore sta nella sua volontà di scrivere e continuare a scrivere contro ogni dubbio e nella sua straordinaria capacità di farlo passando indifferentemente da una lingua a un’altra».

Robert Wilson, PESSOA. SINCE I’VE BEEN ME, Teatro della Pergola, Firenze, 2024. Ph. Lucie Jansch

I versi poetici, a mo’ di monologhi, scorrono da un personaggio all’altro, rimbalzano sulla bocca dei sette performer che scomponendosi recitano nelle diverse lingue praticate da Pessoa: il portoghese, il francese, l’inglese e l’italiano. Sono passaggi staccati che raccontano, anche col suono dei diversi idiomi, la sua esistenza. La evoca, insieme ai suoi stati d’animo, creando un mondo onirico, il regista Wilson del quale ritroviamo il raffinato formalismo da tutti conosciuto, con le sue luci dai colori accesi (folgorante l’improvviso accendersi del rosso in una delle sequenze dello spettacolo), il nitore del segno grafico delle sue scenografie col trascolorare lucente dei fondali davanti ai quali si stagliano figure illuminate per intero o sui volti, o che procedono in controluce, in abiti neri sul fondale bianco.

Robert Wilson, PESSOA. SINCE I’VE BEEN ME, Teatro della Pergola, Firenze, 2024. Ph. Lucie Jansch

Oggetti simbolici riempiono la scena – una serie di tavoli e di sedie in fila che prenderanno il volo insieme alle tovaglie, una grande barca a vela stilizzata ed una in miniatura che vaga sospesa, una macchina da scrivere dal continuo ticchettio, alcuni cipressi, torce elettriche che scandagliano il buio -, mentre un grande uccello e un riccio la attraversano. Il tutto tra folate di musica, blues e sonorità cupe, rumori di vetri infranti che scandiscono il ripetersi delle frasi, stridii, esplosioni improvvise, pioggia scrosciante.

Robert Wilson, PESSOA. SINCE I’VE BEEN ME, Teatro della Pergola, Firenze, 2024. Ph. Lucie Jansch

Wilson rende quello stato psichico di Pessoa come a mezz’aria, distillando con ironia e drammaticità, leggerezza, comicità, rigore formale, i gesti, le posture, gli accenni di danza degli eccellenti performer, che sono: la portoghese Maria de Medeiros, l’afro-francese Aline Belibi, il brasiliano Rodrigo Ferreira, l’italo-albanese Klaus Martini, la franco-brasiliana Jnaina Suaudea, e gli italiani Sofia Menci e Gianfranco Poddighe. In chiusura vestiti da marinai intonano un blues ballando e cantando.

Robert Wilson, PESSOA. SINCE I’VE BEEN ME, Teatro della Pergola, Firenze, 2024. Ph. Lucie Jansch

«In una grande dispersione unificata, mi rendo ubiquo”, affermava di sé stesso Pessoa, ammettendo di comprendere all’interno della sua anima “una moltitudine di esseri, coscienti e incoscienti, analizzati e analitici, che si riuniscono in un ventaglio aperto”. E un ventaglio prismatico d’impeccabile magia visiva ci regala Robert Wilson col suo Pessoa – Since I’ve been me per ricordarci, come diceva Pessoa, che «esistere è un mistero», e che anche noi, come Pessoa, «Siamo pieni di molti personaggi».

Robert Wilson, PESSOA. SINCE I’VE BEEN ME, Teatro della Pergola, Firenze, 2024. Ph. Lucie Jansch

Dopo la prima mondiale alla Pergola di Firenze, lo spettacolo è atteso al Théâtre de la Ville di Parigi, dal 5 al 14 novembre, e da lì iniziare una tournée internazionale, toccando anche l’Italia col debutto al Teatro Rossetti di Trieste, dal 13 al 16 febbraio 2025.

Robert Wilson, PESSOA. SINCE I’VE BEEN ME, Teatro della Pergola, Firenze, 2024. Ph. Lucie Jansch

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