Si chiama “Orgia in ufficio” l’NFT dell’artista Beeple “censurato” al Castello di Rivoli

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L’opera, che entra nella collezione permanente del museo piemontese, è un commentario satirico al caso di un imprenditore di criptovalute in disgrazia. Che per la direttrice “commenta il nostro tempo e la fragilità della tecnologia”. L’intervista a Carolyn Christov-Bakargiev

FTX BOARD MEETING, DAY #5676 11.13.2022: questo il titolo, apparentemente innocuo, della controversa opera NFT che l’artista Beeple ha appena donato al Museo d’Arte Contemporanea del Castello di Rivoli. L’immagine, realizzata quest’anno dall’artista, è un Non Fungible Token (un’immagine registrata tramite smart contract a tiratura unica) ma ha anche una componente fisica tradizionale, cioè un grande dipinto a olio su tela: entrambe le opere entrano ora nella collezione permanente del Castello. È proprio il museo piemontese ad aver ospitato la sua prima monografica italiana e, in precedenza, ad aver collaborato strettamente con il famoso artista di new media – al secolo Mike Winkelmann, salito agli onori della cronaca per l’opera EVERYDAYS: THE FIRST 5000 DAYS e da allora diventato uno dei volti dei new media – nella forma di una serie di innovative conversazioni sulla “soggettivazione nell’emergente episteme digitale” e altre tematiche a cavallo tra arte e tecnologia.

Beeple, il Castello di Rivoli e l’NFT “proibito”

L’opera, che sarà donata ufficialmente il 6 luglio 2023 durante un incontro pubblico, ritrae l’imprenditore Sam Bankman-Fried, finito al centro di un grosso scandalo tra finanza e critpovalute. E lo fa con una esplicita scena di orgia in un ufficio. L’immagine, tra il porno e l’animazione, è una critica al mondo dei “tech boys” americani: Bankman-Fried è infatti il fondatore ed ex Ad della piattaforma di scambio di criptovalute FTX, collassata l’anno scorso per una crisi di liquidità che ha portato all’accusa di aver utilizzato in modo improprio miliardi di dollari di fondi dei clienti per sostenere le operazioni rischiose di un’altra società, la Alameda Research. Il caso, per cui sarà processato il prossimo ottobre e che ha fatto molto scalpore vista la filosofia di “Altruismo” propinata dall’imprenditore, non è che uno dei tasselli di un panorama – quello delle crypto – attraversato da continui momenti di crisi (quando da non vere e proprie truffe).

L’opera di Beeple auto-censurata dal Castello di Rivoli

“Questa particolare immagine fu realizzata in concomitanza con la crisi delle crypto, che nella sua gravità è paragonabile a quella di Lehmann Brothers, ha lo stesso senso di distruzione del patrimonio”, racconta ad Artribune la direttrice del Museo, Carolyn Christov-Bakargiev“Questa donazione viene da una mia richiesta: prima di andare in pensione volevo aggiornare la collezione a questo nuovo formato, come già fanno a Parigi e Los Angeles. Mi piace sempre sperimentare cose nuove, e il compito del museo è costruire un patrimonio culturale del presente nel futuro”. Quella a Beeple, continua, è stata “una richiesta ovvia. Beeple non è stato il primo, ma è stato un personaggio fondamentale nel portare arte digitale e gli NFT nel mondo dell’arte tradizionale. Poi abbiamo anche ospitato la sua prima personale, e da allora c’è una proficua collaborazione. Tra tutte, ho scelto questa immagine perché mostra la fragilità della tecnologia: i più grandi artisti sono quelli che si rendono conto di essere in una nuova modalità comunicativa e criticano a proprio modo la società in cui vivono, come Michelangelo o Warhol”.

Carolyn Christov-Bakargiev, 2015, foto Ilgin Erarslan Yanmaz, courtesy Istanbul Foundation for Culture and Arts

La censura dell’opera e il commento del museo

L’opera è stata caricata dal museo sul proprio canale YouTube, ma è stata immediatamente censurata dalla piattaforma per “violazione delle normative contro la nudità” con relativa minaccia di chiudere l’account. Al che il museo ha ricordato, sul proprio sito, che “sebbene questa immagine sia provocatoria, Beeple usa il linguaggio visivo della pornografia e la grafica da cartone animato del mondo digitale per criticare ciò che considera l’incoscienza e l’immaturità adolescenziale dell’imprenditore tecnologico Sam Bankman-Fried e la più ampia cultura digitale che lo circonda”. Motivo per cui, cercando l’opera sullo stesso sito del museo, si vede un’immagine auto-censurata con il messaggio in italiano e in inglese che recita: “Al fine di conformarsi alle norme online delle società digitali, il Museo ha coperto parte dell’immagine”.

Una scelta non casuale, quel termine “società”, una voluta ambiguità che implica non tanto le comunità quando le compagnie digitali. “C’è un tema chiave della censura nell’era dei social media”, continua la direttrice Christov-Bakargiev. “Le società liberali moderne, nate nel Settecento, tutelano il diritto e la libertà espressione, ma solo nello spazio pubblico, non in quello privato. Fino a 10 anni fa lo spazio pubblico era molto vasto e gli spazi privati mediatici molto limitati: purtroppo oggi non è più così, e sebbene pensiamo che Instagram, YouTube, Google siano spazi liberi per la comunicazione, non lo sono. C’è stata una diffusa privatizzazione dello spazio pubblico, ma il popolo non lo sa, e infatti i politici parlano alla gente da qui, da una piazza privata. L’era dei social ha determinato una forte censura dovuta al fatto che le aziende non vogliono problemi con i loro utenti – cosa che ha portato a norme che attribuiscono alla “community” per legittimarsi – che vedono offese in qualunque cosa, inclusa la nudità. Paradossalmente, un nudo di Modigliani potrebbe causare persino la chiusura dell’account di un museo. È proprio un’epoca repressiva e conformista, soprattutto a livello digitale, anche se nascosta sotto un’apparente libertà. Per questo abbiamo “censurato” l’opera, arrivando peraltro alla creazione di un’immagine molto originale”.

Giulia Giaume

https://www.beeple-crap.com/

https://www.castellodirivoli.org/

<p>L’articolo “Si chiama “Orgia in ufficio” l’NFT dell’artista Beeple “censurato” al Castello di Rivoli” è apparso per la prima volta su Artribune®.</p>

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