Timișoara 2023. Cosa succede nella Capitale Europea della Cultura 2023?

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Città multiculturale con influenze tedesche, magiare e serbe, Timișoara condivide con la greca Eleusi e l’ungherese Veszprém il ruolo di Capitale Europea della Cultura per il 2023. Ha per questo sviluppato un cartellone culturale all’insegna del dialogo e della convivenza; ne parliamo con la curatrice Corina Oprea, che ci racconta idee e obiettivi del progetto.

Corina Oprea. Photo Mauro Tosarelli

TIMIȘOARA CAPITALE EUROPEA DELLA CULTURA. INTERVISTA ALLA CURATRICE

Timișoara  è sempre stata un “ponte” fra Romania e Ungheria, ma può esserlo anche fra Oriente e Occidente. Essere Capitale Europea della Cultura può aiutare la città nella sua “missione”?
La città è un mosaico etno-culturale nella regione del Banato, al confine con Ungheria e Serbia, un modello per l’incontro tra popoli. I ricorrenti processi di costruzione e decostruzione socio-spaziale, a causa delle fluttuazioni di sovranità e confini che hanno interessato la regione negli scorsi cinque secoli, hanno anche spinto verso una resilienza dell’identità regionale. L’obiettivo come Capitale della Cultura è quello di offrire spunti e idee per l’integrazione europea e la regionalizzazione, e incoraggiare la solidarietà oltre i confini attraverso l’arte e la creatività: noi europei abbiamo bisogno di ridefinire i nostri valori in relazione ai confini o ai ponti che costruiamo.

Quali sono i temi principali del programma Timișoara 2023?
Il programma è strutturato attorno a persone, luoghi e connessioni, e ha le comunità come protagoniste; propone idee e riflessioni sulla loro esistenza, interconnessioni, storie personali e memoria. Nel corso dell’anno avremo oltre 120 eventi: la pandemia, che ha costretto il team a posticipare di due anni l’apertura del programma, ha comunque permesso a idee e progetti di maturare più a lungo. Sono state quindi aggiunti programmi e idee all’avanguardia, come il diritto di cittadinanza e la partecipazione di tutte le comunità della città, dal punto di vista del genere, dell’etnia, della cultura.

Chronic Desire, installation view at “Corneliu Mikloși” Museum of Public Transport, Timișoara 2023. Photo Petru Cojocaru

IL PROGRAMMA DI TIMIȘOARA CAPITALE EUROPEA DELLA CULTURA

Oltre che curatrice generale, sei anche responsabile della mostra collettiva Chronic Desire. Come hai selezionato gli artisti?
Chronic Desire è co-curata insieme a Brindusa Tudor e Cosmina Goagea, ma le prime basi sugli artisti e le tematiche della mostra sono state gettate con Matevz Celik. Oltre un anno fa, nel febbraio 2022, quando abbiamo iniziato a pianificare il cartellone, la seconda occupazione dell’Ucraina da parte della Russia, a soli 500 chilometri da Timișoara, ha ovviamente influenzate le nostre scelte tematiche. Il tema è quello della sopravvivenza in ambienti difficiliu e complessi, quindi la mostra è animata da un alto livello di ricerca.
Sono nate anche collaborazioni tra gli artisti, come l’installazione The tree of life di Mona Vatamanu e Florin Tudor e le due opere di Harun Morrison, Questions on Environmental Justice e You ask a friend, who asks a friend, who asks a friends, entrambe nate da una conversazione con l’artista Ana Kun.

La mostra, infatti, invita al confronto…
La mostra riunisce 35 artisti internazionali e locali che lavorano con differenti linguaggi, come la musica, la performance, l’installazione e la scrittura, cercando di interpretare il nostro brutale presente. Molte opere sono legate alla geografia, partendo da una riflessione sulla peculiare geopolitica di Timișoara: The Cement feeds on us di Rosa Whitely è un’installazione che include animazione, tessuti e ricami fatti da artigiani locali, Hunger Stones di Anca Benera e Arnold Estefan prevede un monumento permanente invisibile nel fiume Bega.

Ma il programma si concentra anche sulla tutela dei diritti umani.
Timișoara è un luogo che racchiude lo spirito della rivolta: la maggior parte del programma e degli eventi respira questa costante fame di lotta per i diritti umani; tra i tanti progetti, cito il libretto musicale all’aperto Freedom?, ideato da Identity.Education, che ricorda la lotta in cui la comunità LGBTQI+ è ancora impegnata, o i programmi dell’Istituto interculturale e dell’ERIAC che riportano le libertà e il diritto dei rom al centro del dibattito sulla cultura contemporanea.

Chronic Desire, installation view at “Corneliu Mikloși” Museum of Public Transport, Timișoara 2023. Photo Petru Cojocaru

Cosa è cambiato, nella scena culturale rumena, da quando Sibiu è stata Capitale Europea della Cultura, nel 2007?
La scena artistica contemporanea rumena ha guadagnato slancio negli ultimi 15 anni. Il numero di biennali d’arte internazionali a cui partecipano artisti rumeni è in crescita e i nostri cineasti vengono continuamente acclamati ai festival di Cannes o di Berlino. La grande sfida della scena artistica contemporanea è ricevere il giusto supporto e riconoscimento a livello locale e nazionale, dove gli enti finanziatori non sono ancora al passo con le urgenze contemporanee. Gli artisti rumeni stanno producendo opere rilevanti a livello globale, pur rimanendo connessi alla loro situazione locale; e questa autenticità è ciò che rende unico il loro lavoro.

Pensi che si possano trovare nuove direzioni dopo Timișoara 2023?
Penso sia una grande opportunità per gli artisti, sono molto fiduciosa sulla maturità della scena artistica indipendente locale e sulla possibilità di orientare il dibattito sulla società europea, la sua storia, il suo presente, le sue relazioni con il mondo che la circonda.

Niccolò Lucarelli

https://www.timisoara2023.eu/en/

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