Tre murales originali di Banksy per la prima volta in Italia. La mostra a Monza

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Dopo l’annuncio della prima mostra ufficiale di Banksy a Glasgow, la Villa Reale di Monza inaugura Banksy, Painting Walls, allestita negli spazi dell’Orangerie. Questo, come molti altri, sono progetti espositivi che non sono autorizzati dall’artista, e molte delle opere provengono da collezioni private. La mostra a Monza si contraddistingue per la presenza di tre autentici murales (vere e proprie porzioni di muro) del celebre street artist, realizzati nel 2009, 2010 e nel 2018.

Banksy, RobotBoy

Banksy, Heart Boy

Banksy, Nola

Banksy, Love Rat

Banksy, Love is in the air Flower trower

Banksy, Virgin Mary (Toxic Mary)

Banksy, Laugh now

Banksy, Bomb Hugger (Bomb Love)

Banksy, Girl with balloon

Banksy, Golf Sale

Banksy, Leopard from Barcode

Banksy, Barcode 2004

TRE AUTENTICI MURALES DI BANKSY IN MOSTRA A MONZA

Protagonisti di questi tre lavori sono tre adolescenti, rappresentanti di una generazione che sembra essere da sempre la più sensibile alle tematiche intorno alle quali si muovono gli interessi dell’artista inglese, come l’emergenza climatica, le disuguaglianze sociali, i migranti, le guerre e i diritti dei popoli. A emergere nella mostra è proprio Season’s Greetings, apparso a Talbot, in Galles, nel 2018. Nell’opera (scelta anche come immagine rappresentativa della mostra) un bambino con le braccia spalancate e la bocca aperta è intento ad assaporare degli – apparenti – fiocchi di neve che cadono dal cielo. Girando l’angolo si scopre che quella neve è in verità cenere proveniente da un bidone in fiamme (richiamando l’attenzione su Talbot, definita dall’OMS la città più inquinata del Regno Unito). A questo si aggiungono poi Heart Boy e Robot/Computer Boy, assieme a ben 70 opere originali.

BANKSY, WALL PAINTINGS. PAROLA ALLA CURATRICE SABINA DE GREGORI

“Come sostengono Jonathan Z. Smith, Durkheim e altri studiosi, la qualità di un oggetto sacro ha quasi sempre a che fare con la separazione fisica dell’oggetto stesso dal suo contesto di provenienza, e questa è la sorte che tocca alle opere dell’artista di Bristol: vengono spesso recintate, sui loro muri, oltre una teca, protette e musealizzate, con tanto di targa, diventando estranee al contesto cittadino nel quale sono inserite”, spiega la curatrice della mostra e storica dell’arte Sabina de Gregori. “In questo senso, il mercato dell’arte agisce come trasformatore di una forma artistica pensata per essere democratica e “di tutti”, la street art, in qualcosa di privatizzato e valorizzato economicamente. Questo processo getta la figura di Banksy in un limbo: da un lato è ancora visto come uno street artist, ma dall’altro è il suo esatto contrario: le sue opere sono escluse dal dialogo e dalla critica della sua comunità di riferimento (quella dei writers), diventando intoccabili e sacre. Questa mostra”, conclude de Gregori, “vuole evidenziare alla massima potenza questo processo sacralizzante, per mostrare come ormai l’arte di Banksy sia inscindibile dalla performance mediatica e museale che coinvolge le sue opere”.

Valentina Muzi

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