Una mostra a Trento sul rapporto tra arti figurative e biblioteche. A partire da Dosso Dossi

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Nella città che ospitò uno dei concili più famosi della storia, si riuniscono ora filosofi, poeti, storici, oratori, tutti “invitati” dal vescovo Bernardo Cles, padrone di casa di una mostra raffinata e originale. Tutto prende il via da un particolare ambiente, la biblioteca del Castello del Buonconsiglio che fu appunto dimora del potente prelato il quale, durante il suo governo durato fino al 1539, volle trasformare l’imponente fortilizio in una residenza elegante e sontuosa, alla pari delle corti rinascimentali della sua epoca. Nel suo Magno Palazzo non poteva mancare quindi una ricca “libraria” che giunse a raccogliere circa mille volumi – all’epoca, un patrimonio notevolissimo – e la cui decorazione fu affidata al maestro Dosso Dossi (San Giovanni del Dosso, 1489 – Ferrara, 1542). L’artista, con la collaborazione del fratello Battista (Ferrara, 1490 – 1548), dipinse in particolare le 18 tavole destinate a essere collocate nel soffitto cassettonato e che raffigurano, appunto, dei “sapienti”. La recente conclusione dei restauri dei 12 dipinti che si sono conservati fino a oggi (sei sono purtroppo andati dispersi) è stata quindi l’occasione per progettare una mostra che allarga gli orizzonti spaziali e temporali e spiega quali sono stati gli apparati decorativi privilegiati per gli ambienti dedicati “alla cura dell’anima”, alla conservazione dei libri e al loro studio.

Dall’antichità alla modernità

L’incipit della mostra I volti della sapienza. Dosso e Battista Dossi nella Biblioteca di Bernardo Cles, presso il Castello del Buonconsiglio, è “archeologico”, come spiega il curatore Vincenzo Farinella che già nel 2014 si era occupato della mostra su Dosso allestita sempre al Buonconsiglio. Partire dal mondo romano è indispensabile: è in quell’epoca infatti che si delinea il modello di decorazione utilizzato almeno fino al Seicento. Che fossero pubbliche o private, le biblioteche presentavano le raffigurazioni dei sapienti del passato, quasi che il lettore venisse invitato a dialogare con i grandi, da Cicerone a Omero, da Platone a Socrate, i cui busti marmorei introducono il percorso al Buonconsiglio. In particolare, tra i filosofi che ebbero grande fortuna tra gli scaffali carichi di volumi soprattutto dal Quattrocento, è stata identificata la coppia Eraclito e Democrito nell’atto di riflettere sulla natura, con due reazioni opposte: il primo disperato e in lacrime, il secondo sorridente. Tra gli esempi di questo tema filosofico più preziosi esposti a Trento vi è un dipinto di Donato Bramante proveniente dal palazzo di Gaspare Visconti di Milano. L’affondo nei secoli XVII e XVIII consente di ripercorrere le tappe che resero i filosofi dei protagonisti di quadri da galleria, per poi farli partecipare a dipinti narrativi sugli episodi della loro vita. Tra le chicche dell’esposizione vi sono tre tele dipinte da Dosso Dossi attorno al 1520 e raffiguranti dei sapienti; presumibilmente il ciclo era destinato al castello Estense di Ferrara. Si accede infine alla “libraria” di Bernardo Cles: le tavole dei fratelli Dossi, prima della loro ricollocazione sul soffitto, possono essere osservate a distanza ravvicinata. I personaggi, non riconoscibili perché privi di iscrizioni o emblemi inequivocabili, si stagliano su cieli crepuscolari di grande suggestione e a suo tempo furono senza dubbio dei degni “compagni di lettura” del potente principe vescovo.

Dosso Dossi, Sapiente, 1520-21, Norfolk, Virginia Chrysler Art Museum

I Dossi Brothers

Nella sala degli specchi la ricerca i curatori si concentrano sul rapporto di collaborazione, ancora non del tutto chiarito, tra i due fratelli Dossi: negli ultimi vent’anni della sua carriera il più anziano Dosso realizzò molte opere “a due pennelli”, dichiara ancora Farinella. Dai confronti emerge come Battista, certamente meno abile di Dosso, facesse di tutto per imitare il fratello e maestro; la sua ambizione lo spinse anche ad andare a Roma per aggiornarsi sulle novità raffaellesche, ma effettivamente non raggiunse mai gli esiti di Dosso. Quest’ultimo, infatti, si distingue non solo per stile ma anche per una straordinaria capacità di invenzione iconografica. Talmente straordinaria che certe scene o dettagli sono ancora autentici misteri, come la bizzarra creatura tenuta tra le mani di Giulia da Varano bambina.

Marta Santacatterina

L’articolo “Una mostra a Trento sul rapporto tra arti figurative e biblioteche. A partire da Dosso Dossi” è apparso per la prima volta su Artribune®.

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