Venere Rokeby di Velázquez: Gioco di Specchi

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“Venere Rokeby (Venere e Cupido Velázquez)

Data di Realizzazione1648 circaDimensioni122,5 x 175 cmTecnicaOlio su telaDove si TrovaNational Gallery, LondraInformazioni Venere Rokeby Velázquez

Caratteristiche chiave

La tela è stata vandalizzata da Mary Richardson nel 1914 che con un coltello da macellaio ha squarciato l’opera più volte (poi è stata restaurata). Mary ha confessato di aver danneggiato il quadro in segno di protesta verso il Governo che aveva fatto arrestare la sera prima Emmeline Pankhurst, fondatrice di un movimento per i diritti delle donneQuesta tela – insieme alla Maja Desnuda di Goya – è l’unico esempio di nudo dell’arte antica spagnolaVelázquez dipinge la Venere di spalle mentre si guarda in uno specchio sorretto da suo figlio Cupido; il volto nel riflesso non si vede bene, ma non è un errore. Si tratta di un ritratto simbolico della bellezza e non di un ritratto di una donna specificaIl pittore per l’opera si è ispirato alla Venere di Urbino di Tiziano ed alla Venere dormiente di GiorgioneL’idea per lo specchio Velázquez l’ha presa dalle opere di Girolamo Savoldo e Lorenzo Lotto

Storia

Questa è una delle ultime tele che Velázquez ha realizzato nella sua vita.

Si capisce dai colori potenti e decisi che caratterizzano i lavori dell’ultima fase della sua carriera.

Forse ha dipinto questa Venere in Spagna o nel suo ultimo soggiorno in Italia.

Infatti la modella che posa per il ruolo della protagonista è Flaminia Triva: una donna di Roma, pittrice ed amante di Velázquez.

L’opera è stata realizzata per un committente privato: un certo Gaspar Méndez de Haro, marchese del Carpio e politico spagnolo.

Ma recenti studi hanno aggiunto delle informazioni interessanti.

Forse il primo proprietario della tela è Domingo Guerra Coronel. Haro avrebbe preso l’opera soltanto nel 1652.

Ed allora perché il nome di questo Domingo Coronel è saltato fuori soltanto di recente?

Perché questo è un quadro erotico ed era pericoloso custodire un’opera del genere nella Spagna del ‘600 cattolica.

Proprio per tale motivo soltanto la Maja di Goya e questa Venere di Velázquez sono gli unici nudi dell’arte antica spagnola.

Detto ciò, la tela di Velázquez finisce poi dalle mani di Gaspar Méndez de Haro in quelle di sua figlia e del genero.

Nel 1802 Carlo IV ordina alla loro famiglia di vendere questa tela (insieme a tante altre) a Manuel Godoy, nuovo favorito della corte di Spagna.

Così Godoy si ritrova in casa questo Velázquez ed anche la Maja di Goya!

Nel 1813 l’opera di Velázquez viene portata in Inghilterra e viene venduta per 500 sterline a John Morritt che se la porta nella sua abitazione a Rokeby Park.

Ecco perché si chiama Venere Rokeby.

Nel 1906 la National Art Collections Funds acquista la tela e finisce nell’immensa collezione della National Gallery di Londra.

Curiosità: Pensa che a quest’ultimo affare ha partecipato – in segreto – anche Re Edoardo VII con un contributo di 8.000 sterline.

Ma la storia della Venere di Velázquez non finisce qui.

Il 10 marzo 1914, Mary Richardson squarcia più volte la tela con un coltello da macellaio.

Particolare del vandalismo sulla Venere Rokeby (Foto: Wikipedia)

Per fortuna poi l’opera è stata restaurata.

Mary viene condannata a 6 mesi di carcere per il suo reato.

Ha detto che ha attaccato la tela perché non le piaceva il modo in cui gli uomini guardavano la Venere protagonista dell’opera.

E non solo.

La sera prima Emmeline Pankhurst, fondatrice della Women’s Social and Political Union (un movimento che aveva l’obiettivo di rivendicare i diritti delle donne e che si batteva per il suffraggio universale) è stata arrestata.

E Mary, per protesta contro il Governo che ha emesso l’arresto, ha sfregiato la tela.

Descrizione

La protagonista della tela è Venere, la dea della bellezza e dell’amore.

Qui è sdraiata su un letto con lenzuola di raso e con la schiena rivolta verso di noi.

Particolare di Venere di spalle

Questa posizione di spalle è un modello che risale all’antichità, ma mancano tutti quegli oggetti che hanno caratterizzato la dea nel corso dei secoli (gioielli, rose, mirtilli, ecc.).

Ed inoltre Velázquez ha ritratto Venere castana, quando secondo la tradizione è sempre stata bionda.

Particolare dei capelli castani di Venere

Ma sappiamo che si tratta di lei per via della presenza di Cupido, suo figlio (che qui non ha la faretra con le sue frecce) che sta reggendo uno specchio in cui la donna si guarda.

Particolare di Cupido

Ma c’è qualcosa che non va.

Particolare dello specchio

Il volto di Venere nello specchio è poco definito e non si vede bene.

Non si tratta di un errore.

Secondo la critica d’arte Natasha Wallace Velázquez l’ha fatto apposta: non è un ritratto specifico di una donna, ma è un ritratto simbolico della bellezza.

E poi, la posizione dello specchio non è corretta in base al riflesso mostrato.

In effetti per vedere il volto di Venere così come l’ha dipinto Velázquez, lei dovrebbe trovarsi dove siamo noi osservatori.

Particolare di dove dovrebbe trovarsi Venere per il riflesso corretto

Torniamo per un momento allo specchio: lì ci sono dei fiocchi rosa che si intrecciano.

Particolare dei fiocchi rosa

Non è chiaro quale sia il loro ruolo:

Può essere il velo che Cupido usa per bendare gli amanti e che fino a qualche istante fa l’ha usato per reggere lo specchioPuò essere che Cupido debba usarlo per coprire gli occhi di VenereO forse è da associare all’espressione malinconica di Cupido; in questo modo quei fiocchi in realtà sarebbero delle bende che impedirebbero a lui di vedere la bellezza di Venere (come se non fosse degno di ammirare così tanta bellezza)

Particolare dell’espressione di Cupido

Le pieghe del lenzuolo su cui è appoggiata la dea enfatizzano le curve del suo corpo.

Particolare delle pieghe del lenzuolo

Il pittore usa il rosso, il bianco ed il grigio che ritroviamo anche sulla pelle della protagonista.

Curiosità: il lenzuolo in origine non era grigio, ma era di colore viola e poi si è scolorito.

Per dipingere quest’opera così innovativa Velázquez si è ispirato agli artisti del passato, come la Venere di Urbino di Tiziano e la Venere dormiente di Giorgione.

Confronto della Venere Rokeby (sopra) con Venere di Urbino (centro) e Venere dormiente (sotto)

L’idea di includere lo specchio nella composizione invece l’ha presa da Girolamo Savoldo e Lorenzo Lotto (ma anche da Tiziano) che spesso lo aggiungevano nelle loro opere come oggetto utile per riempire la scena.

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