Brescia Photo Festival

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Prosegue serrato il programma del Brescia Photo Festival 2024: sotto il titolo Testimoni, la VII edizione della rassegna esplora i modi in cui la fotografia, linguaggio dell’attualità per eccellenza, documenta il presente e la storia recente attraverso il lavoro di alcuni grandi maestri dell’obiettivo. Dal 18 maggio tre nuove mostre andranno ad arricchire l’offerta della kermesse bresciana presso il Mo.Ca Centro per le Nuove Culture. Ognuna di esse è espressione di un approccio peculiare alla rappresentazione della realtà e permette di conoscere da vicino il lavoro di un importante fotografo italiano grazie a scatti legati a un’ampia varietà di temi. Carlo Orsi, Mariangela Melato I Courtesy Archivio Carlo OrsiSi parte dal genere ritrattistico, con PercOrsi. Le forme del ritratto nelle fotografie di Carlo Orsi, in programma dal 18 maggio al 21 luglio. Autore straordinariamente versatile, capace di spaziare dalla moda al reportage, dal glamour alla fotografia sperimentale, a Brescia Orsi (1941-2021) si racconta attraverso 90 immagini provenienti dal suo archivio personale, tutte stampate in camera oscura da negativo originale. Celebri personaggi del mondo dell’arte, del cinema, dello sport, della musica, della cultura sono protagonisti di fotografie scattate in studio, dove la luce e l’atmosfera sono frutto di una sapiente regia, o in strada, dove emerge la spontaneità nella relazione tra il soggetto e il suo ambiente. A cura di Silvana Beretta e Margherita Magnino, la mostra è l’occasione per conoscere “uno dei rari fotografi che sappiano essere contemporaneamente grandi, onesti reporter e grandi creatori, inventori di immagini”, come ha detto di Orsi il giornalista e scrittore Guido Vergani. Francesco Cito, Momenti islamici a Peshawar, 1998Fino al 30 settembre, invece, Archive in Progress – Editi e Inediti esplorerà l’universo di un reporter doc, Francesco Cito(Napoli, 1949), vincitore del World Press Photo nel 1996 e testimone di prima linea negli eventi cruciali degli ultimi quarant’anni: dagli episodi cruenti di mafia a camorra ai reportage da teatri di guerra come l’Afghanistan, la Palestina, il Libano, il Kuwait e l’Iraq. Partito come fotografo di musica nella Londra degli anni Settanta, Cito si è affermato negli ambienti del fotogiornalismo internazionale grazie ai reportage sulla camorra realizzati nella sua Napoli e pubblicato sui giornali di tutto il mondo. Nel 1980 è stato uno dei primi fotoreporter a raggiungere clandestinamente l’Afghanistan occupato dall’Armata Rossa, percorrendo 1200 chilometri a piedi al seguito dei mujahiddin. Nel 2001 stava per intervistare Osama Bin Laden quando l’inizio dei bombardamenti americani impedì la realizzazione del progetto.Francesco Cito, Omicidio Raffaele Remini nell’ambito della guerra di camorra, Napoli, 1983Al Mo.Ca. ripercorreremo le avventure di Cito attraverso 150 foto in bianco e nero selezionate dal curatore Renato Corsini, tra cui molti inediti: espressioni di un approccio alla fotografia colto e impegnato, che al reportage di guerra affianca il racconto dell’Italia, dal Palio di Siena (con gli scatti vincitori del World Press Photo) ai matrimoni nei vicoli di Napoli, dai vigneti della Franciacorta alla Sardegna più remota ed estranea ai flussi turistici. Mauro Raffini, Falchera, Torino, 1977 I Courtesy Mauro RaffiniIl terzo progetto si intitola Masnà. Vite sospese tra centro e periferia e ha come protagonista il reporter Mauro Raffini (Cuneo, 1946). Per la mostra in programma dal 18 maggio al 19 giugno, Raffini ritaglia dalla propria variegata produzione fotografica lo spaccato di un periodo molto particolare, compreso tra il 1969 e il 1979. Un decennio denso di euforia rivoluzionaria, di conquiste di diritti fondamentali, di lotte e di sconfitte: sono gli anni del terrorismo e della strategia della tensione, ma anche quelli delle migrazioni di massa dal Sud al Nord dell’Italia. Fotografo giovane e sensibile, Raffini guarda alla storia dall’osservatorio privilegiato di Torino, meta di innumerevoli viaggi alla ricerca di un futuro migliore. Ritrae i bambini che crescono nei ghetti dell’edilizia popolare, mentre giocano e scavano buche, addentano in fretta un panino, osservano il mondo dalle case di ringhiera. immagini di un mondo a parte che parlano di immigrazione e di povertà, interrogandosi sul senso di quei viaggi che hanno cambiato il volto dell’Italia. Mauro Raffini, Centro città, Torino, 1977 I Courtesy Mauro RaffiniPromosso dal Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei in collaborazione con Ma.Co.F – Centro della Fotografia Italiana, il Brescia Photo Festival 2024 continua al Museo di Santa Giulia con tre grandi mostre già in corso: Colore, la grande monografica dedicata ai 90 anni di Franco Fontana (fino al 28 luglio); Maurizio Galimberti. Brescia, Piazza della Loggia 1974, per il cinquantenario di una strage che ha segnato la storia d’Italia (fino al 28 luglio); Legacy, prima personale in un museo di Gabriele Micalizzi, tra i più interessanti reporter di guerra del nostro tempo. Vedi anche: • In anteprima a Roma gli scatti del World Press Photo 2024• Il Rinascimento inquieto di Brescia in una grande mostra• FOTO – Franco Fontana. Dalla realtà all’astrazione• Nel segno del colore. Novant’anni con Franco Fontana• La strage di Piazza della Loggia nel racconto fotografico di Maurizio Galimberti• Legacy. A Brescia un viaggio inedito con Gabriele Micalizzi• Fotografare la moda. Al Brescia Photo Festival la rivoluzione di Federico Garolla