Emily – La nostra recensione

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Emily “la strana”, l’empia, il “pesce svitato”, Emily la ribelle, la “dark” diremmo oggi, che, dietro un lenzuolo bianco che profuma di lavanda, gioca con l’amato fratello Branwell a colpi di versi.O forse semplicemente la Emily libera, che scioglie i capelli quando corre a perdifiato nella brughiera di vento, lontana dai confini domestici, poetessa precoce alla disperata ricerca di una libertà artistica e di pensiero. La urla, la vive, con “un sacco di storie in testa” e nel cassetto una fantasia fervida e sconfinata. In piena epoca vittoriana, mentre suo padre Patrick, curato perpetuo, conduce le sue sfide contro il peccato e la vorrebbe insegnante, “Em”, come la chiamano i suoi cinque fratelli, imbastisce storie come il mondo immaginario di Gondal, nelle sua testa, o da dietro una maschera, mentre il suo immaginario talvolta inquieta, atterrisce, imbarazza la famiglia, ma senza dubbio salva la ragazzina innamorata della poesia.Chi era Emily Brontë e cosa si nasconde dietro la creazione di un capolavoro come Cime tempestose, l’unico romanzo della poetessa, scritto fra l’ottobre 1845 e il giugno 1846?Una scena di Emily | Courtesy BIM Diretto da Frances O’ Connor, al suo debutto alla regia, e interpretato dalla bella Emma Mackey, prodotto da Piers Tempest e distribuito da BIM, Emily ci porta nell’appassionante vita di una delle scrittrici più amate di sempre, gettando uno sguardo inedito sull’esistenza di una delle autrici più misteriose della letteratura. Lungi dal volere essere un rigoroso biopic, Emily, al cinema dal 15 giugno, è un film in stretto dialogo con Cime tempestose, dotato di un impianto spiccatamente narrativo, a tratti fiabesco. La regista invita il pubblico a immaginare cosa possa aver ispirato l’autrice a scrivere il suo unico romanzo. La sceneggiatura cede al ricco mondo poetico di Emily Brontë, senza rinunciare alla precisione storica e biografica, ottenendo una storia che, come spiega O’ Connor, è “per metà la sua vita e per metà Cime tempestose, con l’aggiunta di qualcosa di mio”. Profondamente influenzata dalla morte della madre, dai confini imposti dal padre e dalla vita familiare, dal rapporto con le sorelle Charlotte e Anne e dall’amato fratello Branwell, Emily cerca irrefrenabilmente la sua libertà artistica e la trova nelle poesie arrivate fino a noi e nella creazione di uno dei più grandi romanzi di tutti i tempi che compone quando non ha ancora trent’anni. Sulla scena è un personaggio in evoluzione nel rapporto con se stessa, con il fratello e con la famiglia tutta, ma anche con il proprio talento. Inizialmente timida, chiusa e obbediente, alla continua ricerca dell’approvazione paterna, Emily è animata da una grande curiosità. La vediamo acquistare sempre più fiducia in sé e diventare una donna.  Attraverso il film ci addentriamo lentamente nell’essenza più intima di Emily Jane, cogliendo quello spirito che al suo tempo sorprese tutti con un libro considerato all’epoca intenso e appassionato. Sin dalle prime scene, il viaggio nell’universo di Emily è un crescendo di sensazioni che tracciano il cammino di una ragazza che si affaccia all’età adulta, alla spasmodica ricerca del proprio posto nel mondo. O’Connor sfonda con coraggio il muro che avvolge “la sfinge della letteratura inglese”, restituendo corpo, carattere, personalità e voce a una figura arcana. E poco importa se alcuni elementi sono il frutto di una libera interpretazione della regista. Colte nella loro quotidianità, le sorelle Brontë, alle quali si è sempre pensato come a scrittrici molto serie, conquistano con i loro atteggiamenti talvolta divertenti e leggeri, nella loro casa di famiglia e fuori. Nel suo racconto, in bilico tra realtà e immaginazione Frances O’Connor dà la parola a Emily sottraendola all’immagine che di lei ha voluto dare la sorella Charlotte che, dopo la morte, ne ha ripercorso la vita da un punto di vista personale e non sempre obiettivo. Il film tocca anche questo rapporto tra sorelle fatto di punti oscuri, un misto tra rivalità, diffidenza, ma anche di profondo amore e affetto devoto. Mentre Emily vive la sua indocilità con maggiore naturalezza, Charlotte si sforza di soffocare i suoi tratti più irrequieti e spigolosi. Una scena di Emily | Courtesy BIMNel film incontriamo Oliver Jackson-Cohen, che interpreta il curato William Weightman (un personaggio realmente esistito) che con la sua energia contagiosa turba il quieto scorrere della vita del paesino innescando un turbamento emotivo nell’animo della giovane Emily che evolverà in un drammatico colpo di scena. La caratterista Gemma Jones è la zia Branwell, mentre Adrian Dunbar veste i panni del capofamiglia Patrick Brontë, rimasto solo (insieme alla zia Branwell) a occuparsi dei figli, dopo la scomparsa della moglie. Branwell, interpretato da Fionn Whitehead, è un giovane pieno di un’energia sferzata dal suo stesso talento, soffocato da alcol e oppio. Fino alla fine si spera che l’arte o la poesia possano salvarlo dai tormenti e dai demoni che lo perseguitano. Interpretata da Amelia Gething, Anne Brontë, la più giovane delle sorelle, ha un ruolo di mediatrice tra Charlotte e Emily. Una scena di Emily | Courtesy BIMDel film Emily colpiscono la natura selvaggia intrista di pioggia, con i suoi contrasti di luci e ombre, il paesaggio evocativo della brughiera dello Yorkshire, che si impone sullo schermo con tutta la sua forza drammatica sviscerando la lotta tra la protagonista e la natura. La fotografia di Nanu Segal restituisce tutta l’intensità della potenza naturale del paesaggio. Lontana da toni patinati o sovraccarichi, l’immagine resta realistica, pastosa, con una calibrata connotazione retrò. E infine spazio al look dei protagonisti. Tra le felici intuizioni del costumista Michael O’Connor (è la stessa regista a rivelarlo) c’è quella del vestito stampato a fulmini. “Nella sceneggiatura c’era un riferimento storico al tessuto viola con motivi simili a saette che Emily aveva comprato per farne un vestito. Michael si è appassionato all’idea e ha realizzato un abito attraversato da una trama di fulmini”.Ma forse l’eredità più grande che Emily lascia ai suoi lettori, nella ricerca di Frances O’Connor come nel suo intramontabile capolavoro, la ascoltiamo per ben due volte nel film: “C’è solo una vera felicità in questa vita, amare ed essere amati”.