I mondi immaginari di Max Ernst in mostra a Aix-en-Provence

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Foreste di pietre, animali chimerici, maschere, uccelli antropomorfi. La bellezza enigmatica e onirica delle opere di Max Ernst trascina lo spettatore nei mondi stravaganti del pittore tedesco naturalizzato francese. L’avventurosa parabola creativa del pictor doctus, intessuta di gioco, curiosità, meraviglia, corre attraverso 130 opere che ripercorrono la personalità brillante del prodigioso artista surrealista. Fino all’8 ottobre l’Hôtel de Caumont-Centre d’Art di Aix-en-Provence ospita la mostra Max Ernst, Mondes magiques, mondes libérés, un viaggio a cura di Martina Mazzotta e Jürgen Pech, che mette in luce gli stretti legami tra il genio visionario e la natura, il gioco – come dimostrano i suoi celeberrimi collage – la magia, la libertà. La cornice della mostra, l’ Hôtel de Caumont-Centre d’Art di Aix-en-Provence, è particolarmente significativa. All’inizio della seconda guerra mondiale, ricercato dai nazisti come “artista degenerato”, Ernst fu internato non lontano dall’Hôtel de Caumont (nel Camp des Milles ad Aix-en-Provence), per poi fuggire dalla Francia e trovare rifugio negli Stati Uniti. Rientrato nel 1953 continuò a lavorare intensamente su pittura, disegno, scultura. Max Ernst, Le Baiser, 1927, Olio su tela, 161.2 x 129 cm, Peggy Guggenheim Collection, Venice (Solomon R. Guggenheim Foundation, New York) | Foto: Collezione Peggy Guggenheim, Venezia (Fondazione Salomon R. Guggenheim, New York) © Adagp, Paris, 2023Il percorso espositivo, realizzato in collaborazione con Madeinart, si concentra sui grandi temi che attraversano il lavoro di Ernst che si nutre di filosofia, psicoanalisi, scienza, alchimia, storia dell’arte, poesia, letteratura. Una sezione centrale della mostra utilizza i quattro elementi – acqua, aria, terra e fuoco – che, secondo l’antica tradizione filosofica e l’alchimia, costituiscono tutta la materia del mondo naturale. Al pubblico sarà data la possibilità di entrare in contatto con prestiti eccezionali arrivati dal Centre Pompidou, della Tate, dalla Collezione Guggenheim di Venezia, del Musée Cantini, del Max Ernst Museum di Brühl e da molti collezionisti privati. “Abbiamo lavorato con i temi principali del lavoro di Max Ernst per sottolineare l’importanza dei ‘mondi’ immaginari – spiegano i curatori -. Per questo progetto espositivo abbiamo elaborato una vera e propria cosmologia che ha permesso di individuare motivi, temi e regole che riappaiono costantemente, oltre ai suoi sette decenni di carriera. Inoltre, concentrandosi sulla sua ultima opera e sul suo rapporto con la Francia degli anni Cinquanta, siamo riusciti a esplorare ulteriormente la sua posizione unica all’interno della scena artistica del dopoguerra. Durante gli ultimi anni della sua vita, a Seillans Ernst celebra l’armonia, i colori e gli aspetti festosi nella vita: più invecchia, più diventa giovane e gioioso”. Il suo incontro con Alberto Giacometti, nel 1935, rafforzerà il suo interesse per la scultura che gli permette di popolare di moderno la sua quotidianità.Tra le opere da non perdere Epifania del 1940, Il bacio del 1927 ed Edipo Re del 1922.Max Ernst, Mondes magiques, mondes libérés, Locandina della mostra