Romantica ribelle Emily, l’arte nella vita dell’autrice di Cime Tempestose

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Dentro le quattro mura di casa e fuori nella brughiera che circondava l’abitazione di Haworth Parsonage, il mondo della scrittrice Emily Brontë era scosso da un rapido e inarrestabile cambiamento.
La sua famiglia era stata colpita da numerosi lutti (la madre di Emily morì quando l’autrice aveva appena 3 anni e pochi anni dopo, le sue due sorelle maggiori, Maria ed Elizabeth, morirono di tubercolosi; la stessa Emily ebbe una vita breve solo fino a 30 anni), che lasciarono un segno indelebile nella sensibilità dei fratelli Brontë sopravvissuti. Tutti, più o meno, cercarono sollievo nella scrittura e nella pittura, a riprova del fatto che in molti casi l’arte è la miglior forma di cura. Emily, Charlotte e Anne scelsero la penna per dare forma e sfogo ai loro dolori, mentre il fratello Branwell praticò la poesia e la pittura. I quattro fratelli Brontë si sono fortemente aiutati a vicenda per sostenere il loro desiderio di creatività, creando storie, poesie, arte. Furono profondamente influenzati dal Romanticismo e dai suoi celebri scrittori, tra cui Walter Scott, Percy Shelley e William Wordsworth. Tutti condividevano del Romanticismo, l’impulso verso la libertà, la liberazione e il pensiero non gerarchico.
Dipinto ad acquerello di Nerone, un rapace, opera di Emily Brontë, 1841. Copyright: Brontë Parsonage Museum
Attorno a loro, Haworth era a quell’epoca una città moderna che ospitava fiorenti attività, con numerosi mulini e una buona dose di disordini industriali. Non era così lontana da Manchester (la “città shock dell’epoca”) e dalla vivace metropoli di Leeds. Faceva parte di un mondo in trasformazione, anche grazie allo sviluppo delle ferrovia (per cui lavorava il fratello di Emily, Branwell Brontë). La campagna del West Yorkshire era sottoposta non tanto a un cambiamento degli orizzonti naturali, ma al cristallizzarsi di una sensibilità tutta nuova, adatta a un’Inghilterra che stava diventando per la prima volta una società in gran parte urbana. Era un momento storico dove nascevano nuove discipline e nuove abitudini del sentire, nuovi ritmi del tempo e organizzazione dello spazio, nuove forme di comportamento e relazione. Stava emergendo insomma una nuova soggettività umana. Nonostante il fascino nostalgico delle scene rurali dipinte da John Constable o descritte dai versi del poeta Alfred Tennyson, i grandi maestri dell’arte pittorica inglese e della letteratura di età Romantica seppero cogliere in pieno questo mutamento, registrando i gravi disordini sociali ed economici degli anni turbolenti dopo Waterloo. Artisti e scrittori come John Clare, William Turner e George Eliot gareggiavano per rivendicare la campagna inglese come terreno di questo cambiamento. Nei dipinti di William Turner, ad esempio, la Natura sublime viene ritratta nella sua manifestazione più vivace e violenta, con raffigurazioni di tempeste, naufragi, valanghe e incendi: eventi che, nella loro tragicità, suscitano ancora oggi nell’osservatore un piacere carico di disorientamento e paura, “a sort of delightful horror”, in linea con lo spirito dell’epoca.
Joseph Mallord William Turner, Jumièges, 1832 circa, Guazzo e acquerello su carta, 191 x 139 mm, Tate, Accepted by the Nation as part of the Turner Bequest 1856
Allo stesso modo le brughiere cupamente belle del West Yorkshire erano fonte di ispirazione per Emily, che era affascinata dalla loro bellezza austera e dai poteri distruttivi e consolatori del mondo naturale che incarnavano. Per Emily la natura era essenzialmente distruttiva e indifferente agli scopi e ai bisogni umani. “EMILY”, il nuovo film dell’attrice e regista Frances O’Connor dal 15 Giugno al cinema, porta sul grande schermo i grandi misteri che avvolgono la figura di Emily Brontë, indagando sugli eventi che hanno ispirato la giovane donna a scrivere il capolavoro di Cime tempestose. Una giovane solitaria, Emily (interpretata da Emma Mackey) lotta per trovare un equilibrio all’interno della sua famiglia. Mentre le sue sorelle, Charlotte (Alexandra Dowling) e Anne (Amelia Gething), accettano incarichi di insegnante che le porterà lontane dal mondo di famiglia, Emily e Branwell (Fionn Whitehead) resteranno tutta la vita tra le mura di casa. Emily prende lezioni di francese dall’assistente di suo padre, il serio William Weightman (Oliver Jackson-Cohen). La storia d’amore segreta della coppia sboccia in un incontro emozionante e tragico al tempo stesso. “EMILY” è un film basato su una storia vera? Difficile a dirsi. Il lungometraggio è un sapiente mix dove il dramma di Wuthering Heights si mescola a sfumature di verità biografica. Frances O’Connor, che ha scritto e diretto il film, ha dichiarato di aver letto “Cime Tempestose” quando aveva 15 anni e se ne è subito innamorata. Attratta dalla natura vivace dei personaggi, ha sempre intravvisto in Emily “una tranquilla ribelle”. Biografia e finzione si mescolano nel film con una sapiente aggiunta di immaginazione, frutto dell’accurata ricerca condotta dalla regista. Come Emily crea un mondo meraviglioso, gotico e oscuro, dove le persone sono violente, arrabbiate, innamorate e provano emozioni profonde, allo stesso modo Frances O’Connor conduce lo spettatore per mano in un racconto vivido ed emozionante. Vedi anche: Emily. La nostra recensioneLe cime tempestose di Emily Brontë<img src="http://www.arte.it/foto/1280×800/b9/141109-day-12-9H4A6825.jpg" title="Romantica ribelle Emily, l'arte nella vita dell'autrice di Cime Tempestose” />